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Il goffo tentativo del presidente della Fifa di imporre una stretta di mano tra Palestina e Israele

05 maggio 2026|Luca Parena
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Gianni Infantino con il vicepresidente della Federazione israeliana, Basim Sheikh Suliman, e il presidente della Federazione palestinese, Jibril Al Rajoub

Alla fine del congresso della Fifa a Vancouver, avvenuto pochi giorni fa in Canada, il presidente della Federcalcio internazionale, Gianni Infantino, lancia una richiesta. Invita ad avvicinarsi sul palco il vicepresidente della Federazione israeliana, Basim Sheikh Suliman, e il presidente della Federazione palestinese, Jibril Al Rajoub. Davanti ai rappresentanti degli oltre 200 Paesi che fanno parte della Fifa, Infantino poco prima ha pronunciato un discorso sulla capacità del calcio di costruire ponti in un mondo diviso. Ora che mancano meno di due mesi ai primi Mondiali di calcio a 48 squadre, i più grandi della storia, il presidente della Fifa rassicura chi teme le conseguenze delle ultime guerre: “Certo l’Iran parteciperà – dice Infantino – e, naturalmente – aggiunge – giocherà negli Stati Uniti. Dobbiamo unirci, dobbiamo far incontrare le persone” conclude.
Infantino annuncia poi che il prossimo anno si candiderà per ottenere la terza rielezione come presidente della Fifa. Ascolta i due distinti interventi dal palco del presidente della Federcalcio palestinese Rajoub e del vicepresidente della Federazione israeliana Suliman e, a quel punto, a Infantino deve essere sembrata una buona idea quella di proporre loro di stringersi la mano.
Seguono un paio di minuti di imbarazzo. Rajoub sale sul palco, tra ampi gesti e parole pronunciate lontano dal microfono s’intuisce che sta provando a spiegare a Infantino perché non è d’accordo a scattare una foto insieme o a stringere la mano del vicepresidente Suliman.
Infantino non si dà per vinto. Tenta un’altra volta di far avvicinare i suoi due interlocutori. Rajoub torna ad allargare le braccia e a parlare lontano dal microfono, stavolta si rivolge anche verso la platea. Si distinguono tre parole: “We are suffering”, ‘stiamo soffrendo’. A quel punto riesce a congedarsi da Infantino e a scendere dal palco.

Dopo il congresso Jibril Al Rajoub ha spiegato ai giornalisti quel che è accaduto:

“Credo che con buone intenzioni il presidente Infantino abbia tentato di avere una foto comune o una stretta di mano, ma il mio pensiero è che il rappresentante di Israele non è un socio a cui stringere la mano. Difende Netanyahu e il suo governo quando il mondo intero ora è consapevole del fatto che noi palestinesi siamo vittime del governo israeliano, un governo che dovrebbe essere sanzionato” ha detto Rajoub. In un altro frangente ha aggiunto: “Come potevo stringere la mano a qualcuno che rappresenta un governo fascista e razzista?”

Il presidente della Fifa Gianni Infantino ripete da anni lo slogan “Football unites the world”, ‘il calcio unisce il mondo’. Alla sua idea di imporre una stretta di mano a favore di smartphone tra un rappresentante della federcalcio israeliana e un rappresentante palestinese non ha mai accompagnato una dichiarazione o una decisione che sanzioni, in modo simbolico, uno dei crimini di Israele. Nemmeno davanti a centinaia di impianti distrutti, nemmeno davanti a più di mille sportivi palestinesi uccisi negli ultimi due anni e mezzo. A quanto pare, per provare davvero a unire il mondo attraverso il calcio non sono sufficienti né una foto né una stretta di mano.

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