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Il futuro nero di Meloni, e stavolta non è il suo colore preferito

26 marzo 2026|Luigi Ambrosio
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Ieri sera il presidente del Senato La Russa con un comunicato ha espresso vicinanza a Daniela Santanché. Scrive La Russa che le dimissioni di Santanché non erano dovute e sono servite a eliminare tensioni in Fratelli d’Italia e nel centrodestra. Non nel governo. Nel partito. È una sorta di confessione, quella di La Russa, storicamente legatissimo a Santanché: Meloni ha sfiorato la crisi di governo licenziando Santanché perché dopo la sconfitta al referendum è deflagrata pubblicamente la guerra dentro Fratelli d’Italia. Meloni ha perso una pedina fondamentale del partito romano, Delmastro, e ha fatto fuori una pedina, altrettanto fondamentale, del partito milanese, Santanché. Quindi, ricapitolando, in tre giorni: Meloni ha perso il referendum; lo ha perso con il 60% di partecipazione e, quindi, si è trattato di un voto politico, su di lei e sul suo Governo; ha perso pezzi importanti tra i suoi collaboratori; ha usato il Governo per una resa dei conti interna al partito; ha perso il pieno controllo del suo partito, tanto che il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, si permette di prendere pubblicamente le parti della sua nemica interna; ha perso la sponda col Quirinale visto che da lassù han fatto capire che una eventuale crisi di governo la gestirebbe il presidente della Repubblica attraverso un governo tecnico. Quest’ultimo fattore comporta la conseguenza che Meloni non può pensare di dettare i tempi di fine legislatura a suo piacimento.
Si aggiunga che un pezzo di Fratelli d’Italia le farà la guerra, che Forza Italia è a sua volta in guerra e Tajani a rischio e, infine, che la Lega ora si sente le mani libere e saranno dolori, visti i precedenti, e la necessità di risalire dal baratro dei consensi in cui è caduta.
Non si sa quanto la legislatura continuerà, si può immaginare che il Governo potrà fare poco, dopo avere fallito tutte le riforme che voleva fare, e senza più la leva dei soldi visto che il Pnrr è finito. Quello che è certo è che la donna partita dalla Garbatella, che volava nella popolarità, che governava con piglio autoritario, ora teme un futuro politico nero. E questa volta non si tratta del suo colore preferito.
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