Il flop della piazza dei Patrioti. Salvini sempre più solo e stanco, non riesce a rilanciarsi
18 aprile 2026|Alessandro Braga
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È stata una piazza semivuota quella che ha accolto Matteo Salvini e gli altri leader dei patrioti europei. Il dato numerico è il primo che salta agli occhi. Nonostante il grande sforzo organizzativo messo in campo, il popolo leghista non ha risposto presente alla chiamata del Capitano. Duemila persone in corteo, circa il doppio in piazza Duomo, dove turisti e milanesi passeggiavano per nulla incuriositi dalla kermesse in corso. A chiudere l’evento è stato l’intervento del leader leghista, che ha sciorinato i soliti triti slogan: “Padroni a casa nostra”, “No alle follie dell’Unione Europea”, “No al green e al woke”. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, che oggi batteva forte a Milano. La remigrazione, che ha monopolizzato le polemiche da giorni, è apparsa qua e là: su un paio di striscioni durante il corteo (dei giovani leghisti di Busto Arsizio), in qualche intervento dal palco. Anche Salvini ne ha parlato, annacquandone il significato, che è di fatto una deportazione di massa dei migranti, e riducendola a sinonimo di rimpatrio degli irregolari. E poi il rilancio del nucleare italiano, la rinnovata amicizia con Viktor Orbàn, non presente dopo la sonora sconfitta alle elezioni ungheresi dello scorso fine settimana, la proposta di tornare a comprare il gas dalla Russia. E ancora, i soliti attacchi alla sinistra a suo dire antidemocratica. Infine, nonostante abbia parlato della prima grande manifestazione del centrodestra (sempre più compatto secondo Salvini) dopo la sconfitta referendaria, la piazza di oggi alla fine fotografa l’immagine di un leader isolato e stanco.
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