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Il conflitto in Ucraina, la portata internazionale di questa guerra riflette l’opposizione storica Russia Vs Occidente

Biden Putin ANSA

Putin a tutto campo. Durante la conferenza del Club Valdai a Mosca ha di nuovo rimarcato la storica opposizione, accusato l’Occidente di alimentare la guerra in ucraina e minacciare la sicurezza della Russia. Nello stesso intervento ha detto che è pronto a risolvere qualsiasi questione attraverso un dialogo con gli Stati Uniti.

(di Emanuele Valenti)

La guerra in Ucraina è anche una manifestazione dello scontro tra Russia e Occidente. Le ultime parole di Putin, questo pomeriggio, in un discorso dedicato alla politica estera russa, lo hanno confermato.
Il presidente russo ha detto che la crisi in Ucraina è proprio colpa dell’Occidente e che la Russia non ha avuto alternative, e ha dovuto difendere e consolidare la sua sovranità. Il concetto non è nuovo. Nella sua narrazione ufficiale, lo sappiamo, Mosca non è l’aggressore che ha invaso il paese vicino, ma è l’aggredito che si sta semplicemente difendendo. O se vogliamo che si sta difendendo proteggendo il mondo russo, in questo caso il sud e l’est dell’Ucraina da secoli nell’orbita russa. Ma le parole di Putin arrivano in un momento particolare di questa crisi, nel quale la narrazione ufficiale russa sta alzando molto il livello dello scontro con l’Occidente. Non a caso il presidente russo ha detto che gli occidentali vogliono dominare il mondo, sottometterlo ai loro valori culturali e controllarlo dal punto di vista economico e finanziario. Il capo del Cremlino ha fatto esplicito riferimento ai vari continenti, insistendo soprattutto sull’Asia, come se volesse convincere gli altri paesi a mettere in piedi un fronte anti-occidentale o anti-americano.

“Noi avremmo voluto dei buoni rapporti con Stati Uniti e NATO, ma loro no. Hanno sempre puntato a sottometterci”. In un passaggio molto interessante Putin ha precisato che dal suo punto di vista ci sono due Occidenti. Uno tradizionale, cristiano, più vicino alla Russia. Un altro invece aggressivo e neocoloniale, strumento delle elite neoliberali. Un messaggio forse a certi settori conservatori europei e americani – ricordiamo che tra poco si vota negli Stati Uniti per il Congresso.

Quale la traduzione pratica di queste parole? L’escalation di Mosca rimarrà solo verbale? Oppure succederà qualcosa anche sul campo, a partire dall’Ucraina? Putin ha spiegato che il mondo sta vivendo il periodo più instabile e imprevedibile dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e ha ribadito che il governo ucraino sta lavorando a una bomba sporca, precisando che la dottrina nucleare russa prevede l’utilizzo di armi atomiche solo come estrema difesa. Parole che lasciano aperta ogni opzione. Oggi il ministero degli esteri russo ha minacciato per esempio di colpire i satelliti occidentali utilizzati dagli ucraini durante la guerra. Putin ha detto di essere pronto a riprendere il dialogo sugli armamenti nucleari, ma non è chiaro a quali condizioni. La Casa Bianca ha subito escluso un incontro con Biden in occasione del prossimo G20, a novembre a Bali, in Indonesia. Le parti rimangono molto lontane. Non è il momento del dialogo. C’è spazio per provocazioni o per errori di calcolo, che all’interno di un clima di totale sfiducia potrebbero avere sviluppi imprevedibili.

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    Emanuele Valenti
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    Michelangelo Canzi e Federica Cottini sono giovani e non hanno conosciuto la guerra sanguinosa che si è consumata nei Balcani, ma hanno condotto approfondite ricerche e fatto sopralluoghi per saperne di più. Ne è nato un testo, firmato da Federica Cottini che ne ha curato anche la regia e interpretato da Michelangelo Canzi, che si cala nei panni di una guida turistica che accompagna gli italiani nei luoghi della guerra in Bosnia. Un personaggio complesso, che restituisce i ricordi della sua gioventù trascorsa fra i combattimenti e i massacri con un lessico di grande attualità. Lo spettacolo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano e i due giovani artisti sono stati ospiti a Radio Popolare, di Il Suggeritore Night Live e di Cult, dialogando con Ira Rubini.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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