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Il 25 Aprile di Milano contro le guerre e i re del mondo che le alimentano

25 aprile 2026|Roberto Maggioni
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Il 25 Aprile di Milano contro le guerre e i re del mondo che le alimentano

Un grande 25 Aprile con decine di migliaia di persone, 100 mila dice l’Anpi, a sfilare lentamente, come è sempre il 25 Aprile milanese, ma oggi più lento del solito per il tappo della contestazione alla Brigata Ebraica. Porta Venezia-Duomo, uniti alla partenza, sparpagliati nel percorso con tanti piccoli cortei alternativi che hanno cercato di uscire dal blocco dalle vie laterali, finendo anche nel quadrilatero della moda mischiati al popolo del Fuorisalone e ai super ricchi dello shopping in Montenapoleone. È lì che a un certo punto compare un rivolo del corteo, ci sono bandiere palestinesi e dell’Europa, e c’è la banda degli Ottoni che attacca Bella Ciao. Tutti cantano, gli influencer della moda fanno foto e video. Il popolo del 25 parla di pace, contro le guerre i re del mondo: siano Trump, Netanyahu, Putin, ma anche Giorgia Meloni.

Una fiumana che a pezzi ha raggiunto piazza Duomo quando i comizi erano già finiti. Come succede spesso il 25 Aprile a Milano, i comizi riescono a sentirli in pochi, perché il 25 Aprile è enorme. E lo è stato anche oggi. E il 25 Aprile lo si ricorda per il popolo, per le famiglie con i passeggini, per i giovani, oggi tanti e con in consegna un Paese dove il diritto di manifestare è un po’ meno un diritto. Sono loro che hanno portato in piazza la critica forte al decreto sicurezza appena votato dal parlamento. Sono loro che avranno in eredità le scorie del mondo degli adulti, fatto di guerre, controllo e meno democrazia.

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