I tagli dell’amministrazione Trump alla sanità mettono alla prova la lotta all’HIV

1.700 centri medici chiusi, calo drammatico nelle attività di prevenzione e di trattamento. Sono tra gli effetti dei tagli che a partire dal 2025 l’amministrazione di Donald Trump ha effettuato ai programmi per la lotta contro l’HIV. I dati verranno presentati la settimana prossima ad una conferenza internazionale sull’AIDS a Rio de Janeiro e mostrano quanto devastanti siano state a livello globale le nuove politiche sanitarie dell’amministrazione americana.
Il programma colpito dai tagli – si tratta in particolare del President’s Emergency Plan for AIDS Relief, creato nel 2003 durante la presidenza di George W. Bush – ha salvato in questi anni circa 26 milioni di vite in tutto il mondo. Con la riduzione dei fondi a partire dal 2025 le cose sono cambiate.
Migliaia di persone degli staff medici sono state licenziate e, per uniformarsi alle politiche del governo di Washington contro diversità e contro inclusione, tre quarti dei gruppi che ricevevano i fondi hanno interrotto l’erogazione dei servizi a prostitute, omosessuali, persone transgender e tossicodipendenti.
Nel 2025, comunque, anche 77.000 bambini in meno rispetto al 2024 hanno ricevuto trattamenti legati all’HIV. Una situazione che gli esperti definiscono devastante e che lo smantellamento dello USAID, cioè l’agenzia per gli aiuti internazionali degli Stati Uniti, ha reso ancora più drammatica.
Articoli correlati


