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I nuovi film e le serie tv per Halloween

Hocus Pocus 2 Halloween

Felice Halloween! La sera del 31 ottobre, la cosiddetta “notte delle streghe”, è giunta, preceduta, come ormai ogni anno, da quella che gli anglofoni chiamano “spooky season”, cioè la stagione di piccoli e grandi brividi. Con la diffusione internazionale delle piattaforme streaming globali, ottobre diventa ufficialmente il mese dell’horror, declinato secondo un’infinità di sfumature, dal terrore puro alla commedia più leggera.

E così, se per celebrare la paurosa serata non avete in programma feste in maschera o passeggiate all’insegna del “dolcetto o scherzetto?”, i cataloghi dei servizi streaming offrono un sacco di novità a tema, alcuni già da qualche settimana.

Disney+, per esempio, si è concentrata come sempre sul suo punto di forza, ovvero i diritti di marchi celebri, e ha proposto Hocus Pocus 2, un film sequel della commedia anni 90 con Bette Midler e Sarah Jessica Parker, diventata negli anni un imprescindibile cult di Halloween; ma ha anche confezionato lo special Licantropus, un episodio unico, lungo 50 minuti, inserito nel Marvel Cinematic Universe e dedicato a un supereroe dei fumetti poco noto – Licantropus, appunto – ma, in quanto, contemporaneamente, lupo mannaro e cacciatore di mostri, perfettamente a tema. Lo interpreta il celebre attore messicano Gael Garcia Bernal, in questo divertente mediometraggio in bianco e nero che cerca di evocare le atmosfere da vecchia Hollywood degli horror Universal.

Su Prime Video, invece, è arrivata il 28 ottobre una serie tv thriller intitolata The Devil’s Hour, creata da un giovane sceneggiatore britannico, Tom Moran, ma coordinata dal veterano Steven Moffat, peso massimo della tv inglese, co-autore di Sherlock e di diverse annate di Doctor Who. E proprio da Doctor Who proviene il volto del villain di The Devil’s Hour, cioè Peter Capaldi, che interpreta un uomo misterioso che forse è un viaggiatore del tempo, forse un serial killer, forse entrambi: la protagonista, interpretata da Jessica Raine, è una donna perseguitata da incubi e fatti inspiegabili che si trova coinvolta in un intrigo dai contorni soprannaturali.

Anche Netflix si affida a nomi autoriali forti per Halloween. Dal 7 ottobre sulla piattaforma è disponibile The Midnight Club, serie teen horror creata da Mike Flanagan, uno dei più interessanti registi del genere emersi negli ultimi anni, e che proprio su Netflix sta costruendo, da diverse stagioni, una sorta di piccolo universo personale: sono suoi anche il film Il gioco di Gerald, la miniserie Midnight Mass, e The Haunting of Hill House e The Haunting of Bly Manor (la prima tratta da Shirley Jackson, la seconda da Henry James, e in lavorazione c’è già La caduta della casa Usher, da Edgar Allan Poe).

The Midnight Club, rispetto agli altri lavori, guarda a un pubblico più giovane ed è ispirato a una serie di bestseller dell’autore per ragazzi Christopher Pike. Protagonista un gruppo di ragazzi affetti da malattie terminali e rinchiusi in una clinica isolata; ogni notte s’incontrano per raccontarsi storie di paura, uniti da un patto: il primo a morire tra loro si farà vivo dall’aldilà. Inutile dire che, molto presto, qualcuno muore davvero e iniziano ad accadere fatti inspiegabili…

Sempre su Netflix, a partire dal 25 ottobre e per quattro giorni consecutivi, sono approdati gli episodi della serie probabilmente più attesa dai cinefili e dagli appassionati di cinema horror. Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities (o, all’italiana, La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro) è l’attesa antologia curata da uno dei maestri del brivido contemporanei, l’autore messicano vincitore dell’Oscar e del Leone d’oro con La forma dell’acqua, e autore di cult movie come La spina del diavolo e Il labirinto del fauno. Del Toro introduce ognuno degli otto episodi, come in un Alfred Hitchcock presenta del terrore; ognuna delle puntate, che racconta una storia autoconclusiva, è diretta da un regista cinematografico specializzato in inquietudini, tra cui la Jennifer Kent di The Babadook, il Vincenzo Natali di Cube, la Ana Lily Amirpour di A Girl Walks Home Alone at Night e il Panos Cosmatos di Mandy. Due delle otto storie sono idee originali dello stesso Del Toro, mentre tra le altre due sono tratte da racconti di H.P. Lovecraft. E voi avete già deciso da chi farvi spaventare stasera?

  • Autore articolo
    Alice Cucchetti
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    Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese. Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)". Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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