Radio Popolare Home
sostienici

Guerra e libertà d’espressione, la doppia sfida della stampa ucraina

21 agosto 2026|Andrea Monti
CONDIVIDI
Kiev, Ucraina ANSA

Il Kyiv Independent è una delle testate ucraine più autorevoli e seguite a livello internazionale. Abbiamo intervistato un suo giornalista, Oleg Sukhov, dopo l’ultimo massiccio attacco russo sulla capitale e dopo settimane di tensioni politiche e di piazza nel Paese, cercando di capire anche come lavora la stampa ucraina nel contesto della guerra e della situazione politica interna.

La guerra in questa fase è segnata dai continui attacchi russi sulle città ucraine e dai contrattacchi ucraini, che colpiscono in particolare obiettivi come le raffinerie e la cosiddetta Amazon russa, Wildberries. In che tipo di fase della guerra siamo, come potremmo definirla?

In un certo senso è una situazione di stallo. Né i russi né gli ucraini riescono a imprimere una svolta decisiva, e non c’è prova del fatto che la Russia collasserà o che l’Ucraina collasserà. Gli attacchi su entrambi i fronti stanno aumentando, ma questo non significa che una delle due parti riuscirà a prevalere. Alcune persone speravano che l’economia russa sarebbe andata in profonda crisi a causa degli attacchi ucraini: per quello che ne so l’economia russa è stata colpita, ma non è stata distrutta e non ha sofferto una crisi così pesante da influenzare la guerra, quindi è davvero una situazione di stallo.

La popolazione di Kiev e quella ucraina in generale come stanno affrontando questa fase della guerra?

La gente si sta adattando a questa fase. Quando ci sono delle allerte aeree, per esempio, se ci sono solo dei droni la popolazione non va nei rifugi, come invece fa più spesso quando c’è un attacco più pesante. Sarebbe molto difficile farlo per ogni allarme aereo, perché ora ce ne sono molto spesso, più spesso di prima. Ci sono attacchi diverse volte alla settimana, e allerte aeree diverse volte ogni giorno.

Le chiedo qualcosa anche sulla situazione politica ucraina. Le ultime settimane sono state intense: penso per esempio alle proteste di piazza per la rimozione del ministro della difesa Fedorov, che questa settimana ha chiesto di andare a votare nonostante la guerra…

Quello delle elezioni è un tema divisivo in Ucraina. Chi si oppone a elezioni in tempo di guerra dice che votare è impossibile, che non è sicuro, che tante persone sono scappate dal paese, che per i soldati non sarebbe possibile votare e che non sarebbe possibile garantire delle elezioni democratiche. Fedorov, chi lo sostiene e chi è d’accordo con lui dicono che questi problemi si possono risolvere, e che se la guerra – per esempio – dovesse continuare per diversi altri anni, gli ucraini dovranno andare a votare, perché altrimenti non ci sarebbe democrazia. Fedorov ha detto che a Putin non dev’essere permesso di tenere in ostaggio la democrazia ucraina, continuando questa guerra a tempo indefinito. La cosa importante è che Fedorov ha rotto un tabù parlando di questo tema, che è diventato parte del dibattito politico. Questo non significa che gli ucraini andranno a votare presto, ma significa che queste discussioni continueranno e che a un certo punto – a seconda di quello che succederà – gli ucraini potrebbero andare a votare anche se la guerra non sarà finita. Un altro evento importante è stato uno dei maggiori scandali di corruzione, in cui sono stati coinvolti la vice-capo dell’ufficio di Zelensky, Iryna Mudra (poi licenziata dal presidente, ndr), e diversi altri politici e ufficiali. Questo dimostra che la Nabu, l’agenzia nazionale anti-corruzione, ha intensificato i suoi sforzi, ma le autorità non hanno cambiato il loro comportamento, da questo punto di vista. Gli scandali di corruzione continuano: significa che ci sono ancora sistemi corrotti, ma anche che ci sono sforzi per combatterli, per combattere questa corruzione endemica.

In questo contesto politico e nel contesto della guerra, come portate avanti il vostro lavoro da testata giornalistica indipendente? Quali sono le difficoltà principali e come le affrontate?

Anche a livello giornalistico ci sono molte inchieste sulla corruzione, e ce ne sono molte anche sulle violazioni che avvengono in alcune unità dell’esercito. Il tema della libertà d’espressione sta diventando molto più rilevante in Ucraina, perché i giornalisti stanno facendo il loro lavoro, indagando sulla corruzione e sui crimini, e le autorità e le persone coinvolte in queste inchieste stanno reagendo, provando in qualche modo a rendere più difficile il lavoro dei giornalisti ucraini. Ci sono minacce contro i giornalisti, e ci sono anche tentativi di cambiare le leggi per rendere più difficile per i giornalisti investigare sulla corruzione e su altri reati. La comunità dei media ucraini resta molto robusta, ma allo stesso tempo deve affrontare questo tipo di sfida. Ci sono anche ordini della magistratura che cercano di bloccare il lavoro dei giornalisti indipendenti, ma finora i giornalisti sono riusciti a gestire queste sfide, a rispondere e a difendere la libertà d’espressione.

A queste difficoltà si sommano le “normali” difficoltà di chiunque viva in tempo di guerra, giornalisti compresi…

Sì, ovviamente c’è anche questo tipo di sfida. Se c’è un grosso attacco, naturalmente, dobbiamo andare nei rifugi, e alcuni giornalisti sono stati uccisi a causa della guerra. È ancora possibile lavorare e andare in ufficio, ma da un punto di vista psicologico è più complicato. Molti giornalisti hanno dei crolli emotivi, molti hanno dovuto arruolarsi nell’esercito, quindi sì, in questo senso è una grande sfida.

Segui Radio Popolare su