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Green Deal. L’Italia tenta il blitz per annacquare i vincoli ambientali

10 luglio 2026|Federico Baccini
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manifestazione organizzata da Friday for Future in occasione della giornata mondiale di Sciopero per il clima a Roma, 11 aprile 2025

Il governo italiano lancia una nuova sfida alle norme ambientali, questa volta su un fronte rimasto finora nella penombra. Si tratta dell’offensiva contro il principio “Do No Significant Harm”, traducibile come “non arrecare danno significativo”. Nella pratica è il principio che impedisce ai fondi dell’Unione Europea di finire in progetti che compromettano gli obiettivi del Green Deal, compresa l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e il ripristino della natura. Finora questo principio si è applicato solo a specifici programmi, ma per il prossimo bilancio UE per il periodo 2028-2034 la Commissione ha proposto di usarlo per vincolare tutta la spesa europea, anche se con eccezioni non irrilevanti, come il settore della difesa, materie prime critiche, energia, centri dati e aerospazio. Dopo le indiscrezioni già arrivate da diverse fonti europee, è una fonte diplomatica italiana a confermare a Radio Popolare la posizione di Roma, motivandola con la necessità di “sostenere la crescita e la competitività dell’Europa”, mentre la nuova impostazione per il prossimo bilancio da 2 mila miliardi di euro potrebbe “ritardare o scoraggiare gli investimenti nei settori strategici con un’applicazione eccessivamente gravosa del principio”, riferisce la stessa fonte. Non bastano, dunque, le già generose eccezioni proposte dalla Commissione. Per l’Italia il testo “non garantisce ancora un’applicazione equilibrata e proporzionata”. Insomma, dopo le varie battaglie sui motori endotermici, sulla revisione del sistema di quote di scambio di CO2, sugli obiettivi climatici al 2040 o sulla direttiva Case Green, il governo di Roma ha scelto il suo nuovo campo di scontro con Bruxelles e con i Paesi nordici, facendosi paladina dell’industria pesante e delle grandi opere.

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