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“Create a new persona”. Il ritorno di Madonna

10 luglio 2026|Piergiorgio Pardo
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Madonna

In “Danceteria”, il singolo che ha definitivamente lanciato in orbita “Confessions II”, nuovo lavoro a sette anni di distanza dal precedente “Madame X”, Madonna intona il Doo, doo-doo di “Walk on the Wild Side” e Lou Reed risulta puntualmente accreditato fra gli autori del pezzo. Ricordi del Lower East Side, il quartiere dove la futura star aveva condiviso un piccolo appartamento con Martin Burgoyne, ma da dove era anche iniziata l’epopea dei Velvet Underground. La New York di “Danceteria” è ancora quella wild side che aveva anticipato il punk di una dozzina di anni e quando Madonna vi si trasferì, nel 1978 era il laboratorio antagonista da cui sarebbero scaturiti l’immaginario e i linguaggi di tutto il mainstream futuro. Artisti, musicisti e creativi vagavano tra il Lower East Side, l’East Village, SoHo e il Greenwich Village, il quartiere dello Stonewall. Madonna abitava le notti newyorchesi insieme a Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Andy Warhol. In quel crocevia di artisti, intellettuali, cultura portoricana, afroamericana, LGBTQIA+, di glam e no wave, punk e BDSM, la dance, musica reietta dalle frange impegnate e radicali del movimento underground, assunse un valore politico e controculturale che nelle sue declinazioni più significative mantiene ancora oggi. Ballare fino a fottere il sistema dall’interno come aveva insegnato il punk, o fino a diventare altro da sé, impermeabile agli sguardi giudicanti delle persone, alle negatività del mondo. Dopo l’amore universale, la sensorialità universale, con l’aiuto di qualche additivo chimico, dettava l’agenda della notte. «He’s the DJ, hide the cocaine», si ascolta ancora in “Danceteria”, con una divertita Kate Moss che gioca con il suo mito nel geniale video dei TORSO. Nel 2026 Madonna, reduce da decenni problematici, crudelmente archiviata da molti, è ritornata alle proprie radici. Per una rivincita che doveva a sé stessa. Certo. Per soldi. Ovvio. Per ambizione. Tanta e legittima. Ma soprattutto perché si è rispecchiata nel nostro mondo esoso, autolesionista e forse senza futuro e ha voluto condividere con lui un rito liberatorio. Perché il personale è politico. Il corpo è politico. E chissà che non si possa ricominciare da qui. Ubriacandosi di vita e senza farsi domande, che comincia ad essere tardi per tutto. “Confessions II” risplende della bellezza e modernità di questa sfida da fine impero contro violenza, individualismo e suprematismo. Contro l’ageismo da tastiera. Contro Trump.
Quello reale e quelli nascosti e contagiosi che lo hanno reso possibile. Ora che Madonna si è ricordata di essere Madonna può permettersi di rivolgersi al fondo impresentabile di ognuno di noi e invitarlo al rito liberatorio: «Come on, meet me on the dancefloor».

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