Buffagni: “A Milano M5S alleato del centrosinistra. Sicurezza e periferie i nostri temi”

Mentre a livello nazionale il campo largo inizia la sua campagna elettorale unitaria, in vista delle politiche del prossimo anno, a Milano il centrosinistra discute di primarie per la scelta del candidato sindaco. Il Pd le vuole fare, altri possibili alleati sono contrari, o perlomeno non le considerano la priorità. Il Movimento5Stelle sta lavorando per essere nella coalizione progressista. Alessandro Braga ha intervistato Stefano Buffagni, coordinatore M5S milanese.
Stefano Buffagni, coordinatore del Movimento 5 Stelle milanese. Partiamo dal collocamento del Movimento alle prossime comunali di Milano. A livello nazionale si è partiti con una campagna elettorale del campo largo, sarete convintamente lì dentro anche per Milano?
Noi crediamo nel progetto del campo progressista, largo non ci piace perché non vogliamo che ci sia gente sgradita e riteniamo che se c’è un’alleanza a Roma la si replica sui territori e quindi anche su Milano.
Quindi ci sono dei paletti al centrosinistra?
Sì, sicuramente sul programma ci saranno perché secondo noi va data una discontinuità rispetto agli errori che la giunta attuale ha fatto sulla gestione della città, sullo sviluppo e su questa attenzione solo alle zone ricche, non invece a chi la città la vive.
Ma come si arriva a un candidato? C’è anche un problema di forma: le primarie?
Io non ho mai avuto niente contro le primarie tranne quando vanno a votare i cinesi a cui danno i 2 euro. Ciò detto, sono uno strumento che però per me se si usa a livello nazionale si usa anche a Milano. Se non la si fa sul nazionale è chiaro che bisogna fare un discorso diverso.
Per il nazionale un nome ce l’avete, ovviamente il vostro leader Giuseppe Conte, a Milano invece?
A Milano io lo baratto, se mi danno Conte al nazionale mi va bene tutto. No, battute a parte, noi stiamo valutando tutte le strade, non abbiamo un candidato di bandiera, vogliamo capire le regole, il processo, come funziona e poi capiremo. Ma a noi interessa costruire sui punti più che i nomi perché poi alla fine abbiamo visto che insomma ci sono dei problemi sostanziali da affrontare.
Fuori dalla coalizione ci sono delle persone, dei gruppi organizzati che portano avanti delle battaglie che sono anche vostre. Penso alla difesa di San Siro, alla questione degli abusi edilizi, all’urbanistica. E allora perché non andare soli, magari con un candidato forte? Si fa ad esempio il nome di Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto Quotidiano.
Io Barbacetto lo conosco, con lui ho un ottimo rapporto, è una persona che ha fatto delle battaglie che ho condiviso e alcune magari meno e quindi se scioglierà le riserve, vorrà magari mettersi a disposizione, io sono ben lieto di fare un percorso con lui. Dopodiché per me stare fuori in questo momento dal campo progressista non è politicamente sostenibile se ci sono comunque le politiche in avvicinamento.
Insomma, dentro come pungolo interno alla maggioranza in caso di vittoria?
Come grillini rompipalle che portano avanti dei punti secondo me di di discontinuità col passato, in particolare ripeto l’urbanistica è stata una tragedia perché è uno sviluppo pro ricchi e che secondo me non ha senso perché se pensate che più del 50% degli attuali residenti a Milano sono nuovi, cioè è stata cambiata e la popolazione si è spostata, una parte di fetta della popolazione di Milano è andata fuori perché è insostenibile la vita.
Beh, contro il caro casa che è un po’ contro il modello Milano portato avanti dal centrosinistra fino ad oggi, però.
E capisci che infatti è il paradosso ed è dove chiediamo discontinuità perché secondo noi è una follia rincorrere questa gara, anche perché abbiamo visto le le città e le capitali europee che hanno fatto questo modello che hanno aumentato ancora di più il divario tra il centro e la periferia generando degli scontri, difficoltà di integrazione e di vivibilità che poi vanno a danno di tutti.
Stasera Stefano Buffagni è qui alla festa regionale del PD per un dibattito sulla sicurezza, un tema che ponete come Movimento 5 Stelle come prioritario. Declinato come?
Per me la sicurezza vuol dire garanzie soprattutto alle fasce più deboli che son quelle che vivono un disagio costante dove spesso però vengono emarginate e dimenticate in mezzo a criminalità latente, di basso livello, che non viene mai punita e che genera solamente un aumento da una parte, dall’altro il rispetto delle regole. Mi fa un po’ ridere vedere il centrodestra che aveva promesso la luna che in verità non ha combinato niente al governo, dove amministra, quindi governano il comune, regione, governo e non combinano niente, è sempre colpa degli altri.
Penso che il nostro ruolo sia quello di rompere le scatole in una coalizione progressista per spostare l’asticella magari un po’, diciamo su posizioni che a voi non piacciono, un po’ più estreme, ma perché servono per riequilibrare un po’ delle posizioni che secondo me fanno perdere un sacco di consenso e non danno risposte ai cittadini.
La storia però lo insegna, a inseguire l’originale lo si copia, l’elettorato sceglie l’originale.
Ma guardi che l’originale in questo momento è Vannacci, quindi noi non abbiamo questo tipo di percorso ed è un problema credo più del centrodestra che nostro. Però io che ho visto come i problemi che ci sono a gestire questo fenomeno. Da una parte bisogna strutturarlo e siamo qua in questa sera appunto a parlarne con delle strutture, con dei percorsi seri di integrazione, di gestione, poi c’è anche l’aspetto comunicativo che trasmette messaggi alla alla cittadinanza che vanno garantiti, perché guardate che sennò si fa un favore all’altra parte a gratis.
Il Movimento 5 Stelle a livello di elezioni politiche c’è sempre stato, presente, lasciando stare l’exploit che ha avuto, ma comunque c’è. A livello delle amministrative ha sempre zoppicato un po’, a Milano ancor di più. Quanto pensate di riuscire a pesare poi?
Io non rispondo quanto peso io, figurati se mi preoccupo del partito. Battute a parte, è chiaro che noi anche nei momenti di picco massimo a livello nazionale sul locale abbiamo sempre fatto fatica. Io ho accettato questa richiesta di Giuseppe Conte di dare una mano proprio perché vorrei ri-alimentare un percorso di partecipazione per far tornare un minimo in moto la macchina.
Non sarà facile, ma sono convinto che davanti ai disastri che son stati fatti, anche cose buone, ma io mi concentro invece su quello che non ha funzionato, possiamo veramente fare un cambiamento di linea politica della prossima giunta.
Campo progressista largo ma non larghissimo, chiudiamo così.
Sì, guardi, credo che questo problema sarà più di gente come Renzi o Azione che a Milano hanno un peso, che cercheranno di usarla come, diciamo, ricatto. Non è un problema che mi appassiona, io seguirò la linea che si decide al nazionale, se abbiamo iniziato un percorso col PD c’è un confronto costante e in trasparenza abbiamo detto quali sono i nostri punti e quindi c’è voglia di costruire.
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