Giorgia Meloni, altro che discorso del rilancio: sotto al livore, niente

Più di un’ora di livore, rancore, veleni. Giorgia Meloni non ce la fa a non essere Giorgia Meloni. In quello che avrebbe dovuto essere il discorso della riflessione dopo la sconfitta al referendum la presidente del Consiglio ha riversato la sua aggressività sulle opposizioni. “Perché fate così, sembrate nervosi” le provocava dopo il passaggio sulla sicurezza, le cui politiche sono state descritte come un grande successo. E rivolta ai suoi che applaudivano: “È ancora lunga, regà” in parlata romanesca, quasi a suggellare la ristrettezza di orizzonte. È stata lunga, in effetti: una lunga sequenza di attacchi personali a Schlein, definita una mentitrice; di rivendicazioni attorno ai cavalli di battaglia, la sicurezza, l’immigrazione; di rilanci sulla strada del facile consenso con l’evocazione di blocchi navali o della linea dura nelle piazze. Ma poi, nella sostanza, poco o nulla. Il progetto per la costruzione di alcune migliaia di case a prezzi calmierati pomposamente chiamato “piano casa”, come quello di Fanfani negli anni ‘60. Ma il piano Fanfani diede la casa agli italiani, questo darà qualche spunto per qualche titolo sui giornali. Colmare un vuoto. Anche con le frasi da influencer: “Perché un sì ti conferma, ma un no ti riaccende”.
Vuoto, invece, è il progetto per il futuro. Fino a qui di fronte alla crisi energetica il governo si è mosso a tentoni con misure spot, e tali continueranno a venire riproposte mentre tutta la colpa viene fatta di nuovo ricadere sulle “famigerate” politiche green. Per quanto riguarda lo sviluppo economico, inchiodato alla crescita praticamente zero, nessuna idea. L’importante è galleggiare, scansare i rischi dati dalle lotte intestine, far passare le dimissioni di ministri e sottosegretari come normali avvicendamenti, far dimenticare il caso Delmastro buttandola in rissa su chi lotta di più contro le mafie. E raccontare un Paese che cresce, cresce l’occupazione, crescono i salari. Un Paese che non è l’Italia.
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