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Francia. La rabbia degli studenti in piazza. Il governo accusa la France insoumise di Mélenchon

01 ottobre 2026|Francesco Giorgini
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Francia. La rabbia degli studenti in piazza

Una violenta fiammata da Lille a Nizza, da Strasburgo a Bordeaux, da Lione a Marsiglia. Al suo secondo giorno di mobilitazione nazionale, la protesta dei liceali francesi, cominciata la settimana scorsa nei licei della periferia parigina, ha letteralmente incendiato tutto il Paese.
Il Ministero dell’Interno, così come quello della Pubblica Istruzione, non fornisce cifre ufficiali, ma i feriti si contano a decine, tanto tra i giovani manifestanti quanto tra le forze di polizia, mentre sarebbero diverse centinaia i fermati, in gran parte minorenni. Sarebbero più di 600 i licei entrati nella protesta e più di 900 i cortei spontanei in tutto il Paese, anche in città medie e piccole con scarsa tradizione di proteste studentesche.
Il primo ministro macronista Lecornu, che ha riunito d’urgenza una cellula di crisi interministeriale al Ministero dell’Interno, denuncia un movimento fomentato e orchestrato dalla gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon, che inciterebbe i giovani alla violenza. E intanto paventa la possibilità, in accordo coi presidi, di chiudere preventivamente per i prossimi giorni i licei più caldi, misura che sarebbe senza precedenti, mentre il Ministro della Pubblica Istruzione annuncia che riceverà domani i rappresentanti dei sindacati studenteschi.
Dal canto loro, militanti ed eletti della France insoumise, il partito di Mélenchon, effettivamente spesso presenti nei cortei studenteschi, replicano di essere i soli ad ascoltare le ragioni di una protesta legittima e giustificata e a difendere i liceali dalla repressione poliziesca. Una protesta dunque che si allarga rapidamente, amplificata dai social network, con una nuova giornata nazionale di mobilitazione martedì prossimo in tutta la Francia.

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