Radio Popolare Home
sostienici

Flessibilità Ue: Meloni canta vittoria ma non ha vinto

03 giugno 2026|Federico Baccini
CONDIVIDI
Meloni Europa ANSA

I problemi ormai strutturali dell’economia italiana sono sempre presenti, altri ora se ne aggiungono – come la dipendenza dal gas, che fa aumentare i prezzi dell’energia – ma l’Italia accoglie il risultato più atteso dal pacchetto di primavera del Semestre Europeo: l’apertura della Commissione alla flessibilità di bilancio per le misure contro il caro-energia.

Come da indiscrezioni della vigilia, il successo del governo Meloni è solo parziale. È vero che l’inclusione dell’energia all’interno della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità che prevede deroghe per le spese di difesa è un risultato ottenuto dopo settimane di pressing sulla Commissione Europea. Ma le condizioni non vanno tutte a favore del governo italiano, perché non permettono di stanziare fondi nell’immediato per alleviare i costi delle bollette.

La flessibilità è temporanea fino al 2028 ed è pari allo 0,3% del PIL all’interno della clausola per la difesa dell’1,5%. Dunque, si può spendere di più sull’energia senza che questo gravi sui conti pubblici. Cosa fondamentale, visto che proprio oggi all’Italia è stata sospesa la procedura per deficit eccessivo secondo il Patto di stabilità, e si va verso una chiusura.

Ma questa flessibilità è destinata solo alla transizione dalle fonti fossili, cioè investimenti in reti elettriche ed efficienza energetica, o incentivi per veicoli elettrici, batterie e pannelli solari. Tagli alle tasse e rifinanziamento del taglio delle accise? “No”, risponde il commissario Dombrovskis.

Se aver ottenuto la flessibilità è una vittoria per il governo italiano, lo è solo nella misura in cui avrà una seconda chance per sganciarsi da fonti che non garantiscono indipendenza e stabilità.

Segui Radio Popolare su