Erosione: quando un libro serve a ritrovare la rotta

In momenti come questo, quando perdo la bussola, per ritrovare la rotta torno ad aprire uno dei libri che mi sono cari. Spesso nella sua lingua fra poesia e impegno, che comunica per umani e non umani, mi viene in soccorso Terry Tempest Williams, poetessa e attivista. Bianca dello Utah, da decenni unita al marito in grandi cause ecologiste, cresciuta fra i mormoni e poi liberatasi grazie alle lotte delle donne; impegnata per anni al fianco delle tribù native del sudovest e alle loro battaglie.
Tra i suoi libri ce n’è uno di cinque o sei anni fa, una raccolta di saggi su alcune tappe della storia della legislazione americana, fra progresso e conservazione. Sono profezie sulla protezione ambientale che si sono cinicamente avverate, ma anche predizioni benigne, rovesciamenti, prese di coscienza. Poiché la natura tende a modificarsi anche da sola, il titolo del libro è “Erosion”.
A Trump danno fastidio le battaglie di grande significato. Come quella che aveva portato all’istituzione del Bears Ears National Monument: dopo una lotta di generazioni, le genti native di Utah, Colorado, Arizona, New Mexico, con la loro tenace ostinazione riuscirono a far sì che i territori sacri di Bears Ears restassero protetti dalla costruzione, dall’estrazione, dalla deforestazione, per tutti. Il 16 dicembre del 2016 Obama sanciva l’esistenza del Bears Ears National Monument attraverso proclamazione presidenziale: più di un milione di acri. Soltanto l’anno dopo Trump ne sbranò l’85 per cento.
Al suo secondo mandato, Trump non si è dimenticato di un’altra battaglia che non era riuscito a vincere nel primo mandato, e ci riprova: l’Endangered Species Act. Quando entrò in vigore era il 1973, dopo una lunga battaglia che durava da decenni. Mentre fra gli umani si consumava lo scandalo Watergate, le specie non umane in pericolo venivano messe sotto protezione grazie a un atto federale. Da allora, nonostante ogni tentativo di rovesciamento, l’Endangered Species Act protegge centinaia e centinaia di specie in pericolo sul territorio americano, e le monitora ogni anno. Nel 2013 compiva 40 anni sotto la protezione di Obama. Ne ha compiuti 50 nel 2023. Adesso cosa gli succederà? Trump ci riprova adesso con quattro norme depositate che hanno in tutto 30 giorni per essere approvate. Per poi avviarsi a diventare legge.
Voglio ricordarmi l’Endangered Species Act, tatuarmelo sul cuore. Uno dei suoi re – re vero – è il condor della California. Viene dal Pleistocene. Ha quasi 3 metri di apertura alare, Terry dice che quando ti passa sopra la testa senti che la temperatura si abbassa.
Nel 1987, quando era cacciato fino alla morte, di condor ne erano rimasti solo 22. Oggi se ne contano circa 500 esemplari – e come lui il lupo grigio, il cane della prateria o il gallo della salvia con le sue intere distese erbose.
Creature con piume, tentacoli, zanne, pelo e ossa, e con loro immensi habitat che noi dovremmo coabitare con semplicità. L’abbraccio gigantesco della geologia ci ricorda che piccoli siamo, che anche i Trump passano, e, come dice Terry, che alla fine «l’acqua può spaccare la pietra».
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