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Elezioni tedesche, per Scholz dalla crisi si esce a sinistra

olaf scholz elezioni germania 2021

Ha detto il segretario del Pd Enrico Letta che l’insegnamento delle elezioni tedesche è chiaro, «dalla crisi si esce a sinistra».

È un auspicio condivisibile, naturalmente, e in effetti nel programma con cui l’Spd ha vinto le elezioni ci sono delle cose di sinistra, pur essendo Olaf Scholz un moderato.

Cose semplici: come il salario minimo a 12 euro, un’aliquota fiscale più alta di tre punti per i redditi dei benestanti, una patrimoniale per i super ricchi, nessun aumento dell’età pensionabile (che in Germania è più bassa di quella prevista dalla legge Fornero in Italia), oltre a 50 miliardi di investimenti pubblici su clima e mobilità verde, ignorando il dogma del pareggio di bilancio.

Non è la presa del Palazzo d’Inverno, com’è evidente: Scholz è appunto un moderato. Sono solo riforme socialdemocratiche, che però vanno nella direzione opposta rispetto a quanto accaduto in Europa dagli anni ’80 in poi, con l’allargamento della forbice sociale.

Non si sa se Scholz diventerà cancelliere e, se lo diventasse, non si sa se farà le cose che sono nel suo programma – dipende anche dalle possibili alleanze.

Ma si sa che queste semplici proposte di maggior giustizia sociale hanno caratterizzato la sua campagna elettorale, hanno dato un’identità forte al suo partito e hanno convinto la maggioranza relativa dei tedeschi a ridare una chance all’Spd dopo gli anni liberisti di Gerhard Schroeder.

Ecco, «dalla crisi si esce a sinistra», dice Letta. Ma forse questo può avvenire solo se e quando il centrosinistra ha il coraggio di fare proposte chiare e coraggiose, dal salario minimo alla patrimoniale. Cosa che in Italia non sembra ancora pervenuta.

  • Autore articolo
    Alessandro Gilioli
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    In tenda per difendere la sanità pubblica. La storia di Piero Castrataro, sindaco di Isernia

    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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