Electrolux, la “battaglia campale” per difendere una fabbrica e il territorio

Per questo il piano della multinazionale svedese che prevede il taglio di un terzo dei dipendenti di Solaro, il secondo stabilimento italiano per importanza, qui rischia di essere la battaglia campale per la tenuta economica e sociale di un intero territorio che coinvolge diversi Comuni. Non a caso i sindaci della zona, con le fasce tricolori, stanno in prima linea nel seguire questa vertenza.
Considerato polo di eccellenza nella produzione di lavastoviglie, si passerà da 615 a meno di 400 lavoratori, nell’ambito del piano complessivo che in tutta Italia taglia 1.719 dipendenti su oltre 4.500. “Molti sono solaresi, coppie, famiglie che vivono di questa fabbrica -spiega la sindaca di Solaro, Nilde Moretti – Ovvio che per noi le ricadute sarebbero pesanti, anche per le conseguenze sull’indotto. Qui è sempre stata una zona industriale molto forte, che col tempo si sta depauperando, per questo dobbiamo difendere l’ultima grande fabbrica rimasta sul territorio” continua Moretti.
Il corteo che giovedì 4 giugno ha attraversato le vie del paese, per concludersi in un’assemblea pubblica nella sala civica, non è il primo e non sarà l’ultimo. Lavoratrici e lavoratori erano alcune decine. Tolti quelli che non potevano venire, impegnati nel secondo turno, questa sera ci sono i più arrabbiati e decisi. “La solidarietà c’è ma tanti sono rassegnati” ammette Elena, che da 27 anni lavora in Electrolux nel reparto montaggio, che definisce “una angosciante lotteria” l’attesa di sapere chi resterà fuori, e chi si salverà, con la consapevolezza che tutti sono a rischio. Tanti gli esponenti politici dei partiti di sinistra e centrosinistra. Assente, e non è la prima volta, la Regione Lombardia, che, così come a Roma, ha mandato, unica tra le 5 regioni coinvolte, una figura tecnica e non politica. La cosa non è passata inosservata: “Non abbiamo ancora avuto il piacere di una considerazione del presidente Fontana e questo è un problema” dice Rosy Cuomo, delegata sindacale Fiom di lungo corso.
Non ci si aspettava certo un taglio così drastico, anche se non è la prima volta. Alberto Vallicelli, anche lui 30 anni al reparto montaggio, del sindacato Lavoratori Metalmeccanici Organizzati, ricorda le vertenze degli ultimi anni, a partire da quella di 3 anni fa, quando a fronte di investimenti, Electrolux chiedeva aumenti di produttività, che poi si sono ritrovati nei numeri “la produzione tiene e va bene, certo, ci sono difficoltà note sul mercato degli Usa per i dazi e non solo, ma è chiaro che non sia un problema di crisi”. E infatti, come è emerso ai tavoli ministeriali non lo è, visto che alcune produzioni italiane stanno continuando negli stabilimenti gemelli, come quella delle cappe prodotte nelle marche, e ora in Polonia. “Facciamo utili a tutto andare, altro che crisi” aggiunge Rosy Cuomo, che ricorda come i primi a pagare saranno i contratti a termine, “giovani che hanno portato una ventata di freschezza e che nessuno prende in considerazione, è la cosa più becera di questa politica industriale che non c’è”.
“C’è tensione, preoccupazione, ma anche rabbia perché si sanno i numeri ma non sappiamo come è gestita la questione, e non riguarda solo chi perderà il posto, ma anche chi eventualmente resta, perché capiterà ancora e stavolta saremo ancora meno, e saremo meno visibili” ragiona Alberto Vallicelli. “Non sapere se domani potrò pagare le bollette o meno, se potrò mettere un piatto in tavola… Dobbiamo venire a lavorare ma così non si vive bene, si dorme poco di notte – continua Elena – però ci crediamo, non abbiamo alternativa”.
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