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Economia. Italia ultima in Europa per crescita: consumi fermi, salari bassi e rinuncia ai figli

21 maggio 2026|Massimo Alberti
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Consumi fermi in Italia
Italia ultima in Europa per crescita. L’Unione taglia le stime nell’intero continente per gli effetti della guerra, ma l’italia resta la più vunerabile. Tagliata allo 0,5% la crescita del Pil nel 2026. Quest’anno il deficit scenderà sotto il 3% ma, il monito di Bruxelles, senza ulteriori aumenti di spesa pubblica.
La trattativa con la Commissione per più flessibilità continua, il commissario all’Economia, però ha escluso deroghe al patto di stabilità, ed entro settimana prossima arriverà la risposta alla lettera in cui Meloni chiede di scorporare dal deficit le spese per l’energia, come per quelle militari.E oggi Istat ha presentato il proprio rapporto annuale sulla situazione socio-economica, che spiega, nei numeri, le ragioni della vulnerabilità dell’italia.Se i dati europei fotografano le difficoltà di oggi, col Governo che ancora non sa dove reperire i fondi per il nuovo decreto di domani che prolungherà al 9 giugno il taglio delle accise, il rapporto Istat mette in fila i problemi strutturali, che rendono più complicato uscirne. Dai dati emergono tutti i problemi noti: lavoratori più anziani, il 42% è sopra i 50 anni, poco coinvolgimento dei giovani e delle donne tra la popolazione attiva, salari che stentano a recuperare quanto perso dall’inflazione, meno 8,6% dal 2019, quasi 7 milioni di persone che rinunciano a far figli per le difficoltà economiche. Ecco, in questi mesi si è spesso giocato sul paragone con la Spagna, il paese europeo che cresce più di tutti in ogni ambito. Curioso stavolta lo faccia Istat, a titolo esemplificativo ovvio, ma inevitabile emerga proprio la differenza di scelte politiche. Esempi: la Spagna cresce soprattutto per l’aumento dei consumi interni, 3 volte quello italiano, frutto di riforme del lavoro che hanno ridotto i precari e alzato i salari, su cui invece l’Italia è ferma. Anche la popolazione giovanile è cresciuta il triplo grazie alla regolarizzazione dei migranti, il quintuplo dell’italia. Ha un tasso di investimenti elevato in settori a tecnologia più avanzata, cosa che qui non accade proprio perché viviamo di basso costo del lavoro. Risultato: la Spagna è cresciuta 5 volte più dell’Italia negli ultimi 3 anni, 10 volte se guardiamo agli ultimi 20. Non è mancata una stoccata del presidente Istat dopo gli attacchi del Governo per il mancato traguardo del 3%: la statistica ufficiale è un bene pubblico fondamentale per la democrazia, necessario a decisioni consapevoli. Fuori, la protesta di chi produce quei numeri, i ricercatori precari al grido “I dati siamo noi”, in più di 500 stanno attendendo aumenti salariali e proroghe dei contratti a tempo determinato.
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