Approfondimenti

La grande fiction

Dopo le parole di ieri tra Salvini e Di Maio, se la politica fosse ancora quella di una volta, ci sarebbe stata una soluzione e una soltanto: crisi di governo e nuove elezioni.

Se la politica fosse ancora quella di una volta.

Questo governo è il governo dei social media manager. Lo abbiamo già detto in passato, quando scene simili si erano già manifestate.

In Italia per 20 anni abbiamo avuto Berlusconi che usava la comunicazione in maniera spregiudicata e aggressiva. Ma c’è una differenza sostanziale.

Berlusconi usava la comunicazione come componente strategica della sua azione politica. C’era il piano di realtà politica, i rapporti reali, materiali, e c’era il piano della comunicazione.

Con questi qui, con Salvini e il Movimento 5 Stelle, sotto la comunicazione, nulla. Qualunque parola, qualunque fiammata polemica, qualunque litigio, sono pensati con una sola finalità: alimentare il consenso tra i propri elettori. Il fulcro sono le logiche dei social media, dove una notizia dura poche ore e non è importante se ci si smentisce in maniera clamorosa. Conta solo riempire tutti gli spazi.

Attacchi Salvini per i soldi russi e poi ti dici sicuro che non ci sia stato nulla di irregolare? A posto così, avrai fatto contenti coloro che pensano che i rapporti Lega Russia sian un problema e allo tempo stesso coloro che se ne fregano.

Litighi con il tuo alleato fino a dire che sono ormai rotti i rapporti personali e poi vai avanti senza problemi? Nessuna contraddizione. I fan della prima soluzione e i fan della seconda sono egualmente soddisfatti.

La logica della comunicazione contemporanea è questa. Non più un messaggio unidirezionale, rivolto alle masse ma messaggi costruiti su misura per ciascuno. A ciascuno ciò che vuole sentirsi dire.

L’importante è riempire tutto lo spettro. E loro lo fanno.

E’ una gigantesca fiction in cui i due partiti di governo occupano tutti gli spazi possibili.

  • Autore articolo
    Luigi Ambrosio
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    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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