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Il triste destino di un fedele servitore

Lo chiamavano cara de piña, faccia da ananas, per via delle cicatrici sul volto lasciate dal vaiolo. Manuel Antonio Noriega Moreno fece una folgorante carriera nella Guardia Nacional del Panama all’ombra di uno dei personaggi più carismatici degli anni ’70 in America Latina, il colonnello Omar Torrijos.

Torrijos, che governava di fatto la semi-colonia statunitense centroamericana, è tuttora considerato un eroe in Panama perché riuscì a strappare al presidente Jimmy Carter la restituzione della sovranità sul Canale che unisce Atlantico e Pacifico.

Alla morte di Torrijos nel 1981, in uno di quegli incidenti di aerei sospetti così frequenti nella storia dell’America latina, Noriega prese il potere e istaurò un regime basato sulla polizia segreta e la repressione, ma imprescindibile per la geopolitica della Guerra Fredda.

Il Panama diventò il centro di ogni operazione clandestina e di ogni traffico tra Nord e Sud America. Noriega era sul libro paga della CIA guidata da Bush senior, ma anche l’uomo di fiducia di Pablo Escobar e del Cartello di Medellìn.

Noriega fece passare le armi per i Contras che volevano rovesciare la rivoluzione sandinista, ma creò canali per il finanziamento di Cuba. Noriega fu il grande burattinaio dell’affaire Irangate che coinvolse l’amministrazione di Ronald Reagan per la triangolazione di armi e cocaina tra il Medio Oriente e il Centro America per finanziare la guerriglia anti-sandinista e vendere armi sottobanco all’Iran. Grazie a Noriega, il Cartello di Medellìn riuscì a creare una testa di ponte per la cocaina a Miami.

Questo gioco ad alto rischio si inceppò e alla vigilia di Natale del 1989 27.000 marines invasero il Panama per dargli la caccia e portarlo in un carcere degli Stati Uniti. L’operazione Giusta Causa provocò almeno 3.000 vittime tra i civili e il processo al colonnello si concluse con 41 anni di carcere. Ma al vecchio alleato caduto in disgrazia fu concesso un favore al quale teneva tanto. Riuscì a ottenere lo status di prigioniero di guerra e ad assistere al processo in alta uniforme. Dopotutto quell’uniforme la aveva utilizzata per difendere per un decennio gli interessi degli Stati Uniti in Centro America.

  • Autore articolo
    Alfredo Somoza
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    La nota fumettista e disegnatrice Pat Carra ha curato l'edizione del libro di Safaa Odah "Safaa e la tenda - Diario di una fumettista da Gaza" per Fandango Libri e ne ha firmato la postfazione. Dopo il 7 ottobre 2023, Safaa dal campo profughi di Al-Mawasi continua a disegnare, usando le pareti della tenda quando la carta finisce. Safaa racconta il genocidio con un tratto morbido per metterne in luce l'aspetto umano, parlando a tutte e tutti noi. Nel 2025 ha ricevuto lo Special Award di LICAF (Lakes International Comic Art Festival) per "Safaa and the Tent" 2023/2024, di cui il libro italiano è l'edizione estesa. Ha un grande seguito sulle sue pagine social e pubblica su giornali arabi e in Italia sulla rivista Erbacce, diretta proprio da Pat Carra, che è stata ospite a Cult. L'intervista di Ira Rubini.

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    A 30 anni dalla scomparsa del presidente socialista francese Francois Mitterand, ripercorriamo con Chawki Senouci la rinascita culturale che ha interessato un decennio di musica francese, tra africa, hip hop e french touch. Nella seconda parte, in compagnia di Piergiorgio Pardo, celebriamo il compleanno di David Bowie ripercorrendone le varie identità queer attraverso alcuni dei brani più significativi

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    La battaglia delle idee, contro l’estrema destra. A Pubblica la sintesi del secondo incontro alla Casa della Cultura per il ciclo «Autoritarismi in democrazia» (Osservatorio autoritarismo, Università Statale Milano, Libertà e Giustizia, Castelvecchi) di cui Radio Popolare è media partner (qui il programma https://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2025/11/22-novembre-ciclo-daniela-padoan-1.pdf). Ospite del secondo incontro lo storico Steven Forti (Università Autonoma di Barcellona). «Bisogna tornare alla battaglia delle idee. Non può essere – sostiene lo storico – che chi difende progetti antidemocratici finisca per appropriarsi addirittura della parola democrazia». Per Forti si sta formando un’abitudine alle forme autoritarie del potere. «E’ una questione cruciale per la democrazia. Recuperiamo le idee democratiche, riconquistiamole e diamone di nuove [...] Serve ad immaginare un futuro diverso».

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    Roma. Spin Time: da sede del Giubileo allo sgombero annunciato

    A Roma, nel centrale quartiere Esquilino, c’è un palazzo di 10 piani e 21mila metri quadrati occupato dal 2013, che la Prefettura ha inserito tra 27 immobili del prossimo piano sgomberi (c’è anche CasaPound). Per questo palazzo, che si chiama Spin Time, centinaia di persone stanno firmando una petizione per dire che non si deve e non si può sgomberare una realtà che in più di un decennio ha prodotto scuole, orchestre, laboratori e riviste, una cucina popolare, degli sportelli di assistenza legale, tantissime attività (c’è anche Mediterranea) ed è soprattutto stato un modello di convivenza tra famiglie sfrattate di varie provenienze che dura e produce socialità. Il racconto di questa realtà unica, che nell’ottobre scorso è stata scelta dal Vaticano per ospitare il Giubileo degli oppressi, con associazioni e chiese arrivate dai quattro angoli del pianeta, è affidata a Chiara Compagno, che partecipa a Scomodo, una delle attività culturali interne al palazzo e che ci dice: “Roma è tutta qui, negli anni abbiamo riunito tantissime persone e diversità, siamo un centro che unisce e crea”. L'intervista di Claudio Jampaglia e Cinzia Poli.

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    Trasmissione trisettimanale, il lunedì dedicata all’America Latina con Chawki Senouci, il mercoledì all’Asia con Diana Santini, il giovedì all’Africa con Sara Milanese.

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