È morta Emma Bonino: dalle battaglie radicali per i diritti civili all’impegno europeista

Dall’ultimo ricovero nel novembre dell’anno scorso, Emma Bonino aveva incontrato pochissime persone, scegliendo il riserbo, date anche le sue condizioni di salute. A fine anno una crisi respiratoria aveva fatto temere, per la prima volta, per la sua vita. Una vita vissuta per la politica e le battaglie civili. Una delle sue ultime fotografie la ritraevano con Papa Francesco. Bergoglio era andato a trovarla nella sua casa.
Le riconosceva il valore delle sue battaglie per le popolazioni più povere del mondo, contro le guerre, le mutilazioni genitali, le mine antiuomo e contro la pena di morte. Una Chiesa che 50 anni prima, invece, la combatteva aspramente per le sue battaglie per il divorzio e per l’aborto.
Emma Bonino, nella sua lunga vita di battaglie radicali, di presenza nelle istituzioni, ha contribuito a trasformare la società italiana nei diritti civili e politici, attraverso lo strumento referendario, ma anche con proteste dure, con l’attività politica in Parlamento, al Governo, diventando la prima ministra proveniente dal Partito Radicale e poi nella Commissione europea. Una battaglia combattuta attraverso il suo corpo, sia nelle primissime lotte fino agli ultimi giorni.
Se c’è una persona che può rappresentare meglio di tante altre lo slogan “Il personale è politico” è proprio Emma Bonino. Inizia a fare politica nel ’75, ma ancora prima era nelle piazze per il referendum sul divorzio. Nel ’75 si autoaccusò del reato di procurato aborto.

Il suo corpo, sempre strumento di battaglia, anche quando venne arrestata negli Stati Uniti durante una protesta contro la legge che prescriveva la ricetta medica per le siringhe, l’antiproibizionismo, un altro tema di lotta, e poi il turbante di Emma Bonino, indossato quando 10 anni fa si ammalò di tumore al polmone. Poi lo trasformò, indossandolo sempre in un simbolo di resilienza, diventando anche testimonial di un progetto di solidarietà alle donne colpite da tumore.
Ma la sua lunga vita politica da radicale è stata tanto altro ancora. È stata ministra con i governi Prodi e Letta, commissario europea, quando c’era Berlusconi al Governo, tre volte al Parlamento europeo, otto in quello italiano. Emma Bonino è stata unica, ma nelle alleanze politiche in Parlamento ha scelto sempre in base alle battaglie condotte. In politica economica decisamente a favore della libertà di mercato. Silvio Berlusconi l’ha voluta per questo in Commissione europea.
Accanto alla sinistra, invece, si è sempre ritrovata nelle battaglie per i diritti civili: divorzio, aborto, fino a poco tempo fa, difesa dello ius soli e dei diritti dei migranti. Il più grande risultato elettorale lo ebbe nel ’99, quando la lista che portava il suo nome ebbe un risultato ottimo alle Europee. Un successo seguito alla delusione della sua candidatura mancata al Quirinale.
Da allora il suo nome è sempre apparso tra i candidati al Colle, soprattutto nel 2013, una candidatura sostenuta allora dai politici e uomini di cultura, con sondaggi che l’accreditavano tra le più votate. Non se ne fece nulla. Da allora non volle più saperne del Quirinale. Tornò in Parlamento l’ultima volta al Senato, continuando a fare politica fino a poco tempo fa, eletta presidente di Più Europa.
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