Due calciatrici palestinesi arrestate per “atti terroristici”

Solo due anni fa, nel 2024, la nazionale femminile palestinese aveva superato ogni barriera, volando in Irlanda per una partita solidale contro il Bohemian, in un incontro simbolico di calcio e solidarietà. In un contesto di guerra, e continue restrizioni, queste atlete hanno rappresentato il loro popolo nelle competizioni internazionali, affermando la resilienza della Palestina.
Due giovani donne, due calciatrici, ma prima di tutto palestinesi: Rand Halawi e Natalie Abu Diyeh sono detenute dalle autorità israeliane da martedì con l’accusa di “atti terroristici”, senza tuttavia ulteriori chiarimenti a riguardo.
Una “persecuzione sistematica degli atleti palestinesi, che continua impunemente”: è la denuncia della Federazione Calcistica Palestinese che accusa la FIFA di silenzio e inattività di fronte alle violazioni subite dagli sportivi palestinesi.
Rand Halawi, 20 anni, giocatrice della nazionale femminile palestinese, è stata arrestata martedì dopo un interrogatorio a Gerusalemme Ovest. Secondo la polizia, citata dall’agenzia AFP, avrebbe lanciato oggetti contro alcune persone a Gerusalemme.
Nello stesso giorno è stata arrestata anche Natalie Abu Diyeh, 21 anni, ex giocatrice della nazionale palestinese, studentessa all’Università di Birzeit e membro della Chiesa Evangelica Luterana. E’ stata fermata in seguito a un’operazione militare nella casa della sua famiglia nella città di Birzeit, a nord di Ramallah, sospettata di promuovere attività terroriste.
L’arresto prolungato delle due calciatrici e il silenzio della FIFA riflette una realtà in cui agli atleti palestinesi vengono negati gli stessi diritti e libertà che la federazione internazionale dichiara di garantire a tutti i giocatori, senza discriminazioni.
Sono oltre 500 i calciatori, allenatori e arbitri palestinesi uccisi a Gaza dall’inizio del conflitto secondo Amnesty, senza che tuttavia vi sia stata una risposta adeguata.
«Le persecuzioni contro gli atleti palestinesi devono cessare. Deve finire l’impunità. Devono finire i doppi standard», denuncia la Federazione Calcistica Palestinese.
A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio, la vicenda riaccende il dibattito sulle responsabilità della FIFA per quanto riguarda la tutela dei diritti degli atleti.
Ancora una volta, la federazione è rimasta in silenzio, mettendo in discussione l’idea di un calcio realmente universale, fondato su principi e diritti condivisi da tutti.
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