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Draghi come Ciampi? Lo diranno i salari

Mario Draghi Salari ANSA

Vi ricordate la scala mobile? Non lo chiediamo perché sta tornando l’inflazione, ma perché 28 anni fa la sua dismissione fu una grande vittoria del padronato mitigata per Cgil-Cisl-Uil dagli accordi di luglio del 1993 e dalla “politica dei redditi” che diedero il via alla concertazione. L’inflazione fu tenuta a bada e visto che i salari non si adeguavano più automaticamente furono varati due livelli di contrattazione: uno nazionale che doveva garantire almeno la perequazione col costo della vita ogni due anni e, poi, una contrattazione di secondo livello, cioè azienda per azienda. Gli accordi avvennero sotto gli auspici di un presidente salvatore e banchiere, Carlo Azeglio Ciampi, che però alla fine si prese uno sciopero generale unitario contro la sua riforma fiscale, definita iniqua da Cgil-Cisl-Uil perché faceva gravare tutto il peso della spesa statale sul lavoro.

Oggi abbiamo un altro Presidente del Consiglio salvatore e doppiamente banchiere, in predicato di salire al Colle come fece Ciampi. E le similitudini non finiscono qua visto che il segretario del PD Enrico Letta invocava qualche mese fa proprio il ritorno della politica dei redditi del ’93.

È utile, invece, tornare a trent’anni fa per sapere che da allora l’Italia è il solo paese d’Europa in cui i salari sono diminuiti (del 3%), mentre in Francia e Germania sono cresciuti più del 30%. È evidente che la concertazione è stata tutta a favore dell’impresa e che i governi hanno in media praticato quella economia sociale di mercato che concepisce la concorrenza come prima libertà e bene comune e la politica come surrogato. Che lo pensino i banchieri è comprensibile che lo abbia praticato quasi tutta la politica è incredibile.

Il silenzio e il fastidio della politica per lo sciopero generale di Cgil e Uil dice esattamente questo, la vergogna di 30 anni in cui ha sempre pagato il lavoro.

  • Autore articolo
    Claudio Jampaglia
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