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Dopo la legge elettorale, la campagna elettorale

08 ottobre 2026|Luigi Ambrosio
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Dopo la legge elettorale, la legislatura è finita? In un certo senso, si potrebbe ravvivare adesso. Una campagna elettorale condotta nelle aule parlamentari. Ora che la legge elettorale è archiviata, nella maggioranza ciascun partito si sente libero di elaborare la propria strategia verso le elezioni.
La Lega e Forza Italia oggi di nuovo spiegavano che no, si deve arrivare a fine legislatura, questo perché entrambi i partiti hanno da perderci da un voto anticipato. Fratelli d’Italia, invece, è il partito che più di tutti può guadagnarci. Ma Fratelli d’Italia è attraversata da più correnti e la voce di Malan che aveva prospettato il voto anticipato non è isolata e soprattutto non è distante da Giorgia Meloni. La data del voto non è l’unico elemento di discordia. L’elefante nella stanza della destra si chiama Vannacci, con tutto il suo ingombro ideologico e numerico e se Lega e centristi dicono mai nella vita, gli uni perché Vannacci li sta cannibalizzando e gli altri per un posizionamento politico, di nuovo Fratelli d’Italia è divisa. Oggi il sottosegretario a Palazzo Chigi Fazzolari ha detto no, ma in Transatlantico il capogruppo Donzelli lasciava uno spiraglio aperto: no “fino a che continua a votare con le opposizioni”. Quei voti, anche se Meloni punta a riassorbirli, potrebbero essere decisivi visto il forte premio di maggioranza. Puntare tutto sulla capacità del campo largo di farsi del male da solo, come fanno gli strateghi del voto il prima possibile, potrebbe non essere sufficiente. E se a sinistra litigano, a destra provano a tirare dentro chiunque. Compreso il politico siciliano Cateno De Luca che é quotato un 1 percento. Vale la qualunque, se si deve prendere il premio di maggioranza. Meloni dovrà faticare a tenere tutti uniti sotto la sua autorità, d’ora in poi, e un incidente potrebbe essere dietro l’angolo, magari dopo l’approvazione della legge di Bilancio. Fino a qui, ci è riuscita, a costo di mandare come ha fatto oggi i commissari politici a controllare il movimento delle dita dei deputati nell’urna. Suscitando un pizzico di invidia in due deputati riformisti: “erano morti qualche mese fa, e ora festeggiano”. 

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