Dopo Evian, il Consiglio europeo: il tour diplomatico di Zelensky cambia la narrazione sulla guerra in Ucraina

Per l’Ucraina è un momento di svolta. Il tour de force diplomatico di Zelensky ha avuto come primo frutto quello di far convergere gli alleati occidentali sull’idea che ormai Kiev non stia più perdendo la guerra. Al G7 di Evian, complice anche l’insistenza del padrone di casa Macron, il sostegno economico e militare all’Ucraina è stato al centro di molte delle sessioni di discussione e la formula più armi a Kiev, più sanzioni a Mosca ha trovato l’accordo unanime dei leader presenti.
Persino Donald Trump, che nella sua ennesima giravolta, ha parlato di reintrodurre le sanzioni sul petrolio russo e del fatto che è Putin – e per una volta non Zelensky – a dover fare l’accordo di pace. Finito il G7, oggi per il presidente ucraino sono continuati gli impegni diplomatici, prima in video collegamento con la riunione ministeriale della NATO e poi al Consiglio Europeo che durerà fino a domani. Sul tavolo ci sono dei temi fondamentali per Kiev: l’adesione all’Unione Europea, le tempistiche del prestito da 90 miliardi di cui il governo ucraino ha bisogno come l’aria, le forniture di armi e le nuove sanzioni alla Russia. Zelensky mira a mantenere altissima l’attenzione occidentale e a sfruttare i recenti attacchi alla raffineria di Mosca per dimostrare al mondo, come ha dichiarato più volte, che Putin va costretto alla pace. Dopo la sconfitta di Viktor Orbàn in Ungheria, tra l’altro, si potrebbe tornare all’unanimità dei 27, questione sulla quale i vertici di Bruxelles, insieme a Francia e Germania, stanno insistendo moltissimo per dare un segnale di unità all’esterno, soprattutto alla Russia.
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