Donald Trump al bivio: accordo a ogni costo o escalation?

Donald Trump ha aumentato la pressione sul regime iraniano per arrivare a una soluzione della guerra che soddisfi la sua necessità di dichiarare vittoria, raggiungendo almeno alcuni degli obiettivi strategici per cui ha ordinato l’attacco contro Teheran, in particolare, pare dei comprendere, la rinuncia al nucleare.
Se questo obiettivo non fosse raggiunto attraverso una risposta positiva da parte degli iraniani nelle trattative che stanno andando avanti con la mediazione del Pakistan, l’opzione che rimarrebbe a Trump sarebbe l’avvio di una nuova fase della guerra, un’escalation. con massicci bombardamenti su infrastrutture energetiche, sulle difese costiere e con operazioni con truppe di terra sulle isole iraniane del Golfo.
Questo scenario è emerso nella riunione di gabinetto, la prima tenuta da Trump dall’inizio della guerra. “Non so se siamo disposti a lavorare a un accordo con l’Iran” – ha detto. Poi, ha dato la parola a J.D Vance, Marco Rubio e Steve Witkoff. Il primo era contrario all’attacco contro Teheran, ma in questa occasione il vicepresidente si è allineato, dicendo che Trump sta facendo le scelte giuste per la sicurezza degli Stati Uniti. Stessa linea da parte del Segretario di Stato. Steve Witkoff, invece, il mediatore, ha lanciato un ultimo appello agli iraniani: accettate un accordo sulla base del piano americano dei 15 punti. Ma questo piano però difficilmente può essere accolto dal regime iraniano.
Dopo una settimana i toni di Trump sono cambiati. Se nei giorni precedenti sembrava volere un accordo a ogni costo per porre fine alla guerra, oggi è tornato a una sorta di ultimatum contro Teheran.
Il Pentagono sta portando avanti i piani per l’escalation. Domani arriveranno nella zona delle operazioni i 1000 paracadutisti della 82esima divisione, settimana prossima le navi con i Marines. In totale, dovrebbero essere circa 7000 i soldati da impiegare per assaltare l’isola di Kargh, dove passa il 90% del petrolio iraniano, o l’isolotto di Larak, punto strategico per controllare lo Stretto di Hormuz.
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