Disarmare l’intelligenza artificiale: la prima enciclica di Papa Prevost

La prima enciclica del Papa Prevost si ricollega agli insegnamenti di due suoi predecessori. Quello lontano, Leone XIII, che oltre un secolo fa parlava del conflitto sociale davanti alla rivoluzione industriale e quello vicino, Francesco, che undici anni fa lanciava la sfida ambientale. Prevost si concentra invece sulla seconda rivoluzione industriale che sta determinando l’intelligenza artificiale, sempre a partire dalla custodia della persona umana e dalla dottrina sociale della Chiesa che rispetto all’IA richiede responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti.
No, quindi, al monopolio di poche persone su una tecnologia che pone nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro. No agli oracoli artificiali che indirizzano i consumi a scopo commerciale e no all’uso dell’intelligenza artificiale per potenziare le armi da guerra. Non ci sono guerre giuste, ci ricorda Prevost, seppellendo definitivamente una dottrina antichissima della Chiesa e purtroppo utilizzata oggi da diverse potenze.
Secondo il Papa, la tecnologia può anestetizzare la coscienza morale. Più la guerra diventa automatizzata, più si perde il senso della responsabilità verso le vittime. In questa enciclica, che avrebbe potuto essere firmata anche da Papa Francesco, non si parla solo di tecnologia, ma di come renderla al servizio dell’umanità e non di pochi. Non esiste una scienza neutra per Prevost, ma siamo noi a doverla dotare dei contenuti etici e morali. Una riflessione su un tema che sta già investendo la società, ma sul quale la politica ancora fa fatica a parlare.
Ancora una volta, il Vaticano lancia l’allarme e segna una strada di responsabilità che vedremo in quanti vorranno intraprendere.
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