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Dieci anni senza Muhammad Alì, attivista e miglior pugile di sempre

03 giugno 2026|Luca Parena
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Muhammad Alì

“Siete voi bianchi il mio nemico, voi siete i miei oppositori se voglio libertà e giustizia, voi siete i miei oppositori se voglio uguaglianza”. Muhammad Alì è stato un pugile, un comunicatore, un attivista per i diritti civili, un politico in una formula “The Greatest”, il più grande. Dieci anni fa moriva nell’ospedale dell’Arizona dove era cura, il morbo di Parkinson aveva indebolito il suo corpo fino all’ultimo.
Pochi giorni dopo, oltre 100 mila persone si riversavano nelle strade della sua Louisville, la città dove era nato, dove aveva iniziato a fare boxe, la cerimonia per la sua morte fu vista da un miliardo di telespettatori in tutto il mondo. Da allora gli Stati Uniti sono passati da Barack Obama presidente a due elezioni di Donald Trump. Il movimento MAGA ha dato coraggio ai gruppi razzisti e ai suprematisti bianchi che Muhammad Alì fuori dal ring ha combattuto anche quando quando le forze avevano cominciato ad abbandonarlo.
Alla guerra in Vietnam contro cui si schierò a costo di perdere i migliori anni della sua carriera, sono seguite le guerre scatenate dagli Stati Uniti nel mondo, oggi. L’Alì Center, il centro culturale fondato dallo stesso Muhammad Alì, ha annunciato per oggi attività di volontariato con scuole, comunità religiose, organizzazioni no profit e aziende. Hanno intitolato il 3 giugno 2026 “la giornata della compassione”, un sentire insieme, un lottare contro la sofferenza degli altri che, ben al di là delle vittorie nello sport, è ancora il lascito di Muhammad Alì.

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