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Elezioni: a Venezia batosta al centrosinistra (che sperava di vincere al primo turno)

26 maggio 2026|Luigi Ambrosio
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Elly Schlein alla chiusura della campagna elettorale del candidato sindaco al Comune di Venezia, Andrea Martella

Alle otto di sera, con un interminabile, lentissimo scrutinio ancora in corso, Andrea Martella si presenta alla stampa, in un albergo anonimo di Mestre, per ammettere la sconfitta. 48 ore prima era in piazza nel centro storico più bello del mondo a festeggiare in anticipo una vittoria che sembrava scontata. Elly Schlein al suo fianco mandava avvisi di sfratto a Meloni. Poi, un risveglio molto doloroso.
Ora è un continuo chiedersi perché, senza avere le risposte. Perché,  anche se erano tutti uniti da Renzi a Rifondazione hanno perso?  La mappa elettorale di Venezia è impietosa. La città storica è rossa, tutto il resto, a cominciare dall’immensa periferia di Marghera e Mestre, è gialla, il colore di Venturini, il nuovo sindaco, 38 anni, cattolico, assessore con Brugnaro per 11 anni, da quando ne aveva 27. Un candidato conosciuto e in continuità con la vecchia amministrazione che da sinistra hanno narrato come il male di Venezia. Eppure si è riconfermata. Perché dunque anni di racconto di una città devastata dalla giunta uscente hanno convinto i soliti e nemmeno tutti mentre le periferie votavano compatte per la continuità? Fatti locali con evidente proiezione nazionale a cominciare dall’immigrazione che a destra qui in certe zone raccontano come se si fosse alla sostituzione etnica.  E poi il precedente del referendum. Perché l’affermazione netta del no al referendum a Venezia  non si è trasformato in un no alle destre, come voleva far credere l’opposizione al governo? Schlein e gli altri del campo largo hanno interpretato l’esito del referendum sulla magistratura come una vittoria delle opposizioni. Venezia dice che non era vero.

E infine: perché, piuttosto che ascoltare il centrosinistra, la gente è rimasta a casa, con 9 punti percentuali di elettori in meno rispetto a 5 anni fa? Venezia è una città dominata, trasfigurata dall’industria turistica, rendite per pochi e sfruttamento per molti, i più stranieri, che se poi provano a fare politica diventano una minaccia. Il centrosinistra è stato all’altezza della sfida? Evidentemente no. E Meloni se la ride.

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