Comizio di Meloni in Parlamento, Vannacci primo obiettivo polemico della premier

È stata la replica alla Camera dei deputati a svelare quali sono le vere preoccupazioni di Giorgia Meloni in questo momento e hanno un nome solo: è il generale Roberto Vannacci contro cui si scaglia perché ormai è chiaro che sta rubando consensi non solo alla Lega ma anche a Fratelli d’Italia. È una competizione a destra, non solo nelle trasmissioni che ospitano il generale, nelle piazze, ma anche in Parlamento. È vero, l’opposizione si è divisa come in sei, capita sempre quando si stratta di Ucraina e armi, ma nella destra di governo per la prima volta le risoluzioni sono state due, una dell’attuale governo e una dei “vannacciani” che hanno chiesto, senza quei lacci a cui è costretto Matteo Salvini, di sospendere le sanzioni alla Russia, di prendere il petrolio da Mosca e non fornire più armi all’Ucraina. Giorgia Meloni ha sempre evitato finora di attaccare direttamente Vannacci perché gli avrebbe solo regalato spazio, oggi non ha saputo però trattenersi, proprio per le preoccupazioni di erosione del consenso, non tanto per l’Ucraina, quanto su immigrazione e sicurezza e così li ha accusati di aver votato la sfiducia proprio come la sinistra, e quindi votando come la sinistra non sono destra, sostiene Meloni. Attacco un po’ debole ma che rivela la paura. Per il resto, l’intervento e poi la replica della presidente del Consiglio ha seguito il solito schema, attaccare chi c’era prima di lei, tutti, da Renzi a Conte, e se festeggia il traguardo in arrivo dei quattro anni di governo, dall’altro lato vuole apparire come la leader che è arrivata ieri, che non ha colpe, né in Europa, accusata oggi, forse per coprirsi a destra, di essere guidata da burocrati, né in Italia. L’esclusione dall’ultimo tentativo diplomatico per la fine del conflitto in Ucraina è colpa di chi non ha saputo dare valore all’Italia, ripropone un “ponte” con gli Stati Uniti, ma questa volta è un ponte molto traballante, poco credibile. Difende le politiche sull’immigrazione e arriva ad attaccare come esempio di sperpero di soldi una delle missioni che più hanno salvato vite umane, e cioè Mare Nostrum. Per aumentare la sua dose di vittimismo fa insorgere tutta la destra contro una frase francamente infelice di Francesco Silvestri dei Cinque Stelle che l’ha accusata di usare le ginocchiere quando incontra Trump e Netanyahu. Se nelle comunicazioni di questa mattina Giorgia Meloni ha seguito uno spartito ufficiale, le replica alla Camera e al Senato hanno mostrato che per Meloni è iniziata la campagna elettorale, contro la sinistra ma soprattutto contro una estrema destra che può rendersi pericolosa per lei in vista delle prossime politiche.
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