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Trotta alla guerra contro i siti di rivendita

Una diffida tramite avvocati, formale e pubblica, contro i siti internet che comprano i biglietti dei concerti dai canali ufficiali e li rivendono speculando sui prezzi; questa l’azione legale del “Papà” di Barley Arts.

Oggi a Jack, la trasmissione di Radiopop dedicata ai concerti, lo ha intervistato. A fornire la scintilla per questa iniziativa di Claudio Trotta, ovviamente, la messa in vendita, oggi, dei biglietti delle due date italiane di Bruce Springsteen.

Che differenza c’è tra i siti che rivendono i biglietti e i bagarini fuori dai concerti?

I vecchi bagarini fanno un lavoro che ha un rischio imprenditoriale, anche se fanno un lavoro che non è degno di essere chiamato lavoro. Queste sono società che si sono organizzate e hanno accesso a software che riescono a bypassare i sistemi di sicurezza e riescono a comprare magari 200 biglietti in una volta sola, è lo stesso discorso di chi passa la giornata seguendo le fluttuazioni della borsa e specula comprando delle azioni e rivendendole, hanno capito che questo è un business e lo fanno.

Visto che si parla di soggetti che operano attraverso il web, ci può essere il problema di competenza territoriale, per un’azione legale contro di loro?

Io e il mio legale depositeremo gli esposti alla procura di Milano. Sono certo che queste società si armeranno di enormi studi legali che ci scriveranno papiri sul perché pensano che sono in grado di fare quello che vogliono, ma anche di fronte a questi papiri non mi fermerò perché la ragione, se ci si crede, vince. Questa forma di protesta è anche per far sì che qualche artista italiano dica la sua a proposito.

Il fenomeno del secondary ticketing non è solo italiano: non esiste una sorta di circuito internazionale o un associazione di produttori di live che possano combattere assieme il fenomeno?

Innanzitutto il fenomeno è endemicamente internazionale perché le società sono olandesi, inglesi, prevalentemente nordeuropee. E poi all’estero questa operazione viene fatta anche sui piccoli concerti. Ti racconto un aneddoto: al congresso internazionale dei promoters, l’International live music conference, il presidente dell’associazione promoters inglesi, parlando ad un panel specifico dedicato al secondary ticketing ha detto di questo tipo di business: “ci abbiamo provato a batterli, ma non ci siamo riusciti; quindi se non puoi battere il nemico, fattelo amico”. Io mi sono alzato e urlando davanti a 400 persone l’ho mandato a quel paese. Questo è il clima che si respira nell’ambiente e chi sostiene che la denuncia di questi giorni è stata fatta solo per pararmi il fondoschiena non ha capito proprio niente. E’ successa la stessa cosa con Asso Musica (Associazione tra i produttori e gli organizzatori di spettacoli di musica dal vivo.), cui ho proposto ufficialmente un mese fa che questo tema venisse affrontato in maniera condivisa, ma si è ritenuto che il tema non andava discusso comunemente. Ora ci sto riprovando perché sono stufo di fare il Don Chisciotte solitario, voglio avere anche i miei Sancho Panza.

Ascolta l’intervista integrale con Claudio Trotta.

Claudio Trotta intervista

  • Autore articolo
    Davide Facchini
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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

    Pubblica - 15-01-2026

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    FABRIZIO BOZZETTI - MARGHERITA DEI RIBELLI - presentato da Ira Rubini

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    IN UNA “ZONA 30” SI STA PEGGIO O MEGLIO?

    Anche il centro storico di Roma diventa una grande “zona 30”. Come sempre, polemiche sull’utilità della manovra e sui controlli necessari per far rispettare i limiti. Ma la riduzione dei morti e feriti da investimenti e scontri è inoppugnabile. E la qualità della viota, in una zona 30, migliora o peggiora? Ospiti: Francesca Chiodi, Movimento dei Diritti Dei Pedoni, Roma; Andrea Colombo, Esperto legale di mobilità sostenibile, ex assessore a Bologna. Condotta da Massimo Bacchetta, in redazione Luisa Nannipieri.

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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