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Chiuso il cerchio sull’uccisione di Mansouri si apre quello sulle possibili coperture

23 febbraio 2026|Roberto Maggioni
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Con l’arresto di Carmelo Cinturrino si chiude il cerchio sull’uccisione di Abderrahim Mansouri e si apre quello sulle circostanze che hanno portato all’omicidio: presunti abusi di potere e possibili coperture nel commissariato di Milano Mecenate. Il poliziotto è stato arrestato alle 8 di mattina nel parcheggio del commissariato dove continuava a lavorare nonostante fosse indagato per omicidio volontario. Il fermo è stato disposto per pericolo di fuga, inquinamento delle prove e rischio di reiterazione. Per il pm Tarzia e il procuratore Viola “c’è il rischio che uccida ancora”. Domani Cinturrino sarà interrogato dal gip Domenico Santoro, chiamato a decidere sulla custodia cautelare.

Resta da chiarire il movente e l’eventuale premeditazione. Le indagini hanno ricostruito rapporti pregressi tra l’agente e Mansouri: Cinturrino sarebbe stato “ossessionato” dal 28enne, fermato mesi prima per una ricettazione di un telefono cellulare poi rivelatasi infondata. Il cellulare sequestrato, che ora risulterebbe azzerato, sarà sottoposto a perizie. Gli inquirenti vogliono approfondire anche le voci raccolte a Rogoredo e Corvetto: Cinturrino avrebbe chiesto denaro agli spacciatori stranieri, proteggendo quelli italiani. Si indaga per verificare eventuali protezioni interne e responsabilità di colleghi.

Sul 26 gennaio, la ricostruzione della Procura parla di una messinscena: Mansouri non impugnava la pistola giocattolo, era voltato per scappare e distante 20-30 metri; l’arma, trovata con il solo Dna dell’agente Cinturrino, è stata recuperata al commissariato Mecenate e posizionata da Cinturrino accanto al corpo di Mansouri. Il poliziotto non avrebbe neanche urlato “alt, polizia” a Mansouri. Infine l’inizio della storia: l’iniziativa di recarsi a Rogoredo in abiti civili sarebbe stata autonoma, non chiesta dai colleghi. “Il fermo di Cinturrino è il giusto epilogo in uno Stato di diritto dove la magistratura può indagare liberamente e senza alcun tipo di costrizione. Non crediamo abbia fatto tutto da solo. Questo è il momento giusto per i suoi colleghi di dire tutta la verità”, hanno detto Debora Piazza e Marco Romagnoli, gli avvocati dei famigliari di Abderrahim Mansouri.

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