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Chi voterà il 6 e il 7 febbraio?

Mancano meno di due settimane alle primarie del centrosinistra di Milano, e i sondaggi registrano ancora un consistente vantaggio di Giuseppe Sala su Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino. Cinque anni fa gli istituti di sondaggio segnalavano un sostanziale testa a testa tra Giuliano Pisapia e Stefano Boeri, e più staccato Valerio Onida.

Il commissario unico a Expo è in discesa rispetto all’inizio, ma con ancora un ampio margine: all’inizio era attorno al 60 per cento dei consensi, ora è al 50.

Ci sono alcuni elementi di riflessione in questo ampio uso dei sondaggi. Il primo è la proliferazione di indagini: come sappiamo, i committenti possono influenzare l’esito, non a caso nelle norme della famigerata par condicio è stato codificato il loro uso.

Il campione di persone intervistate è sull’elettorato del centrosinistra – e non su chi si reca alle primarie – una differenza sostanziale, che diminuisce l’attendibilità. Andare volontariamente alle urne per scegliere un candidato è cosa diversa da recarsi a un seggio per votare il sindaco.

In questo momento ci sono due candidati che fanno incontri più partecipati – Balzani e Majorino – con la prima in crescita e capace di intaccare l’elettorato di Sala, mentre il secondo ha dalla sua sostenitori molto motivati e galvanizzati dalla vittoria del primo dibattito a quattro. In questo elettorato c’è anche una parte attiva che si asterrà, perché pensa che la divisione tra i due candidati più di sinistra agevoli la vittoria dell’amministratore di Expo.

Sala non sembra riuscire a motivare alla partecipazione, ma può contare su una fama personale consistente che lo rende votabile da un elettorato di opinione ed è sostenuto da un bel pezzo del Partito democratico.

Proprio per questo in tutti i comitati c’è tensione, anche per la singola apparizione mediatica, perché la sfida è innanzitutto portare al voto i milanesi il 6 e 7 febbraio. E nessuno sa da chi è composto il popolo delle primarie milanesi, probabilmente molto diverso da quello del novembre 2000.

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    Fabio Fimiani
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    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo Hydra. Ieri c'è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (Mariano Rosi, Filippo Crea, Giuseppe Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c'è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore di un importante libro per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia uscito in questi ultimi mesi dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura 2025).

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    Il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme dal 26 dicembre scorso in tenda, accampato davanti all’ospedale cittadino Ferdinando Veneziale. La protesta serve a chiedere risorse e iniziative alla regione Molise per rilanciare la struttura, visto che la desertificazione sanitaria avanza senza ostacoli. Secondo la pianta organica, al pronto soccorso dovrebbero esserci tredici medici. Invece ce ne sono solo quattro. In radiologia tre su dodici. L'ortopedia è al lumicino, altri reparti vanno a singhiozzo. Per mancanza di monitor funzionanti, solo cinque letti di cardiologia su dieci sono attivi. In queste condizioni, il ricorso ai gettonisti è quasi obbligatorio. Castracaro insiste e dice che finché non avrà risposte chiare non mollerà. La situazione in regione è peggiorata nel corso degli anni. La rete ospedaliera nel 2009 aveva quasi 1.800 posti letto e ora sono mille. Il peso della sanità privata invece si è moltiplicato: nel 2009 le imprese avevano il 10% dei posti letto, oggi circa il 40%. Mentre i cittadini vedevano sparire i reparti pubblici la sanità accreditata remunerata con soldi statali ha prosperato. Un piccolo (grande) esempio di come il servizio sanitario nazionale, introdotto in Italia nel 1978 dall’allora ministra della salute Tina Anselmi, si stia progressivamente sgretolando, a nord così come a sud. L'intervista di Cinzia Poli e Alessandro Braga al sindaco Piero Castrataro.

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    Lombardia: ‘Ndrangheta, Mafia e Camorra alleate per gli affari. 62 persone condannate

    Sono arrivate 62 condanne nel processo sull’alleanza mafiosa lombarda Hydra. Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati dei 78 rinviati a giudizio a pene fino a 16 anni di reclusione, quasi cinque secoli totali di carcere. 24 le condanne per 416 bis, associazione mafiosa. Accolta la tesi dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: in Lombardia c’è stata un'alleanza tra ‘ndrangheta, mafia e camorra in nome degli affari. Le tre organizzazioni criminali, come emerso dalle indagini, avevano capito che in Lombardia senza farsi la guerra c’è spazio per tutti. Il giudice, che ha letto la sentenza nell'aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l'associazione mafiosa "costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni" criminali. In Lombardia le tre mafie avevano deciso di mettersi insieme, ciascuna con la propria specificità, per fare business, “autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa Nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta” ha detto la pm Cerreti durante la requisitoria. “So che può dare fastidio a qualcuno, ma Milano è un contesto mafioso né più né meno di come può esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza, non faremo passi avanti”. Dell’importanza di questa inchiesta, Hydra, Roberto Maggioni ne ha parlato con Andrea Carni, ricercatore, che insieme a Nando dalla Chiesa ha scritto il libro “Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia”.

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