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Che cosa è successo oggi? – Martedì 20 ottobre 2020

giuseppe conte

Il racconto della giornata di martedì 20 ottobre 2020 attraverso le notizie principali del giornale radio delle 19.30, dai dati dell’epidemia in Italia ai soldi del Mes che fanno ancora litigare la maggioranza e le nuove misure restrittive in Campania e Piemonte. 23mila medici sono in attesa da settimane della graduatoria che permetterà loro di lavorare nel nostro Paese. Il Bilancio di Genere del MEF che conferma come il reddito medio delle donne rappresenti il 59,5% di quello degli uomini. Gli Stati Uniti, intanto, hanno deciso di lanciare ufficialmente un’azione antitrust contro Google per abuso di posizione dominante. Infine, i grafici del contagio nelle elaborazioni di Luca Gattuso.

I dati dell’epidemia diffusi oggi

Oggi in Italia sono stati accertati 10.874 casi di coronavirus a fronte di quasi 145mila tamponi. La percentuale di positivi sul totale dei test è del 7,5%, più bassa rispetto a quella di ieri, quando si era toccato il picco massimo del 9,4%. Le morti comunicate oggi sono 89, contro le 73 di ieri. Accelera l’aumento dei pazienti in terapia intensiva e di quelli ricoverati nei reparti ordinari. I primi sono 73 più di ieri, quando la crescita era stata di 47. I secondi aumentano di 778, contro i 545 in più di 24 ore fa. Le regioni con più contagi individuati nell’ultima giornata sono la Lombardia con circa 2mila, il Piemonte con quasi 1.400 e la Campania con 1.312.

I soldi del MES fanno litigare la maggioranza

(di Anna Bredice)

Il ricorso ai soldi del Mes fa litigare la maggioranza e nei giorni in cui la sanità pubblica inizia a dare segni di pressione a causa dei ricoveri, l’uso del Mes diventa un tema di discussione che rischia di avere conseguenze anche nelle scelte concrete del governo su cosa fare di fronte alla pandemia. Conte da qualche giorno sembra condividere la posizione dei Cinque stelle sul Fondo salva stati, oggi ha detto che si tratta di uno strumento finanziario che non ha ripercussioni sulla sanità, visto che esiste già un piano sanitario del governo, Zingaretti non è della stessa opinione, anche se il ministro dell’economia Gualtieri appare dubbioso sull’utilizzo dei soldi. Oggi per rafforzare il fronte di chi vuole quegli aiuti è stato creato un gruppo interparlamentare, trasversale, che comprende maggioranza e opposizione, pronto a chiedere in parlamento il Mes. La questione diventa un problema politico perché si pone da un lato sul tavolo della maggioranza alle prese con le risposte da dare all’affanno degli ospedali con pochi letti nelle terapie intensive, e dall’altro nel bel mezzo degli stati generali dei Cinque stelle, una sorta di congresso del movimento per decidere che cosa vuole fare nel prossimo futuro e chi deve guidarlo. Conte oggi ha ribadito che il suo governo arriverà alla fine della legislatura, ma questa seconda ondata di pandemia lo coglie un po’ indebolito politicamente, senza risposte certe, con decreti che esauriscono la loro efficacia nel giro di poche settimane.

Nuove misure restrittive in Campania e Piemonte

Oggi sia la Campania che il Piemonte hanno annunciato nuove misure restrittive per contenere la diffusione del virus. “Ci prepariamo a chiedere i il coprifuoco dalle 23 come in Lombardia” ha annunciato il presidente De Luca.
Mentre il presidente del Piemonte Cirio ha deciso di chiudere i centri commerciali non alimentari nel fine settimana.
In Lombardia si attende solo la firma sull’ordinanza restrittiva che dovrebbe scattare da giovedì. Anche in questo caso dalle 23 alle 5 del mattino stop alle attività e agli spostamenti e chiusura della grande e media distribuzione nei fine settimana, con l’eccezione dei reparti di generi alimentari.
Il Comitato tecnico scientifico regionale aveva chiesto altro a partire da norme più stringenti per la città di Milano dove nelle scorse ore l’Ats ha dichiarato di non riuscire più a tracciare tutti i contagi. Una situazione frutto anche del mancato coinvolgimento della medicina territoriale come ha dichiarato ai nostri microfoni il dottor Rocco Imerti del sindacato Smi, intervistato da Michele Migone.


 

23mila medici in attesa di poter lavorare

(di Claudia Zanella)

Nonostante l’emergenza sanitaria, in Italia ci sono 23mila medici a casa, in attesa di poter lavorare. Sono laureati in Medicina, abilitati alla professione, che hanno fatto il concorso per un contratto di specializzazione. Al momento però il loro ingresso è bloccato.
Dalla selezione che si è tenuta a settembre – con due mesi di ritardo a causa della pandemia – dovrebbero uscire 14mila borse di specializzazione, ma la graduatoria non è ancora stata pubblicata. Come mai?
Ci sono stati ben 3mila ricorsi, legati ai criteri fissati dal ministero dell’università: tra questi l’esclusione dal concorso degli iscritti al secondo e terzo anno di medicina generale, a meno che non rinunciassero al corso. E poi, i punti del Curriculum non valevano per chi fosse stato già in possesso di uno stipendio da specializzando.
I limiti imposti dal bando si sono tradotti in una valanga di ricorsi, a cui il Tar ha dato ragione. La pubblicazione della graduatoria così è slittata dall’inizio alla fine di ottobre, in attesa del pronunciamento del Consiglio di stato. I rappresentanti dei medici che hanno svolto l’esame hanno scritto all’ordine, chiedendo di diffidare il Ministro dell’Università Manfredi, responsabile della gestione delle specializzazioni di medicina. Per ora la lettera è rimasta senza risposta. Il presidente della federazione nazionale degli ordini dei medici però ha lanciato un appello al governo perché sblocchi la situazione e faccia partire subito la formazione dei nuovi medici.

Il Bilancio di Genere del MEF conferma il gender gap sul reddito

Il reddito medio delle donne rappresenta il 59,5% di quello degli uomini. Mentre il tasso di occupazione femminile in Italia nel 2019 è di circa il 50% e registra una distanza di 17,9 punti percentuali da quello maschile, con divari territoriali molto ampi. Sono alcuni dei dati che emergono dalla relazione sul Bilancio di Genere del Mef illustrata alle commissioni Bilancio di Senato e Camera dalla sottosegretaria all’Economia, Cecilia Guerra.
Alessandra Casarico, economista dell’Università Bocconi e redattrice de LaVoce.info:


 

USA, al via l’azione antitrust contro Google

Gli Stati Uniti hanno lanciato ufficialmente un’azione antitrust contro Google, accusata di abuso di posizione dominante. L’azione del dipartimento di Giustizia è destinata ad aprire una guerra legale fra Washington e la Silicon Valley. La causa fa seguito al rapporto del Congresso in cui Google e le altre big della Silicon Valley venivano accusate di monopolizzare il mercato.
Marco Schiaffino di Doppioclick:


 

L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia

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    Redazione
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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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