Cerimonia Olimpiadi, gli atleti al centro ma i guai del mondo restano fuori

Tre ore e mezza di cerimonia, al centro hanno avuto atleti e atlete, ma il mondo è rimasto fuori. Alberto Tomba e Deborah Compagnoni hanno acceso insieme il braciere olimpico all’Arco della Pace di Milano, Sofia Goggia ha acceso quello di Cortina. Una sciatrice in attività e due fenomeni dello sci degli anni Novanta hanno portato per ultimi la fiamma olimpica. L’inizio dei Giochi invernali è diventato così ufficiale. Il presidente Mattarella ha commesso una svista, dichiarando aperta la “quindicesima” edizione invece della 25esima. La parata diffusa ha visto protagoniste le 92 delegazioni di atlete e atleti che hanno sfilato dentro San Siro e in tre diverse sedi di gara. Il pubblico dello stadio olimpico “Meazza” ha regalato un’accoglienza calorosa alla nazionale ucraina. Qualche timido fischio, invece, c’è stato all’ingresso della delegazione israeliana e quando il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, presente in tribuna d’onore, è stato inquadrato dagli schermi. Brevi momenti in cui la realtà del mondo, fatta di crimini di guerra e massacri, ha fatto capolino in una cerimonia in cui i messaggi di pace sono stati rituali, pensati per non infastidire nessuno. Ghali ha interpretato la poesia “Promemoria” di Gianni Rodari, ma dopo la censura preventiva del Governo i telecronisti Rai non lo hanno nemmeno nominato. L’attrice e ambasciatrice Onu Charlize Theron nel suo intervento ha detto: “Let the Games be more than sport”, ‘che i Giochi siano più di uno sport’. Un’esortazione che nessuno dei leader politici invitati alla tregua olimpica sembra voler fare propria.
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