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C’è al Qaeda dietro agli italiani rapiti?

Nessun contatto dai rapitori di Ghat e nessuna rivendicazione. I due lavoratori italiani e il loro compagno italocanadese sono spariti nel nulla da lunedì scorso. Le indagini sono ferme alle dichiarazioni e alle impressioni delle autorità. Dagli inquirenti libici non è arrivata nessuna indicazione o elemento concreti.

Il portavoce militare dell’esercito nazionale libico, Ahmad Al-Mismary, ha dichiarato che il rapimento ha le impronte di al Qaeda e che le unità dell’esercito nelle zone vicine si stanno adoperando per trovare tracce di questo crimine compiuto contro lavoratori che erano impegnati nella manutenzione di opere aeroportuali libiche.

Non è tardata la smentita del sindaco di Ghat, Mohammad Saleh, “affermiamo con certezza che non è al-Qaeda ad aver rapito i due italiani”, spiega il sindaco. “Abbiamo forti sospetti su un gruppo fuorilegge attivo al di fuori della città e con cui non siamo ancora entrati in contatto”.

Emerge così una polemica tra le diverse autorità governative in Libia che rischia di intralciare le ricerche sul terreno. Dalle parole del sindaco, più vicino al luogo dei fatti criminali, si comprende che la linea perseguita è quella trattativista, per riportare a casa gli ostaggi anche a costo di pagare un riscatto. Da qui la necessità di negare che i soldi andranno a finanziare i progetti dei terroristi di al Qaeda.

  • Autore articolo
    Farid Adly
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