Caso Adriatici, l’ex assessore “sceriffo” condannato a 12 anni per omicidio volontario

All’indomani della morte di Younes El Boussettaoui, a Voghera, Matteo Salvini aveva già stabilito la dinamica: “È partito un colpo accidentale. Purtroppo ha ucciso uno straniero”. L’allora europarlamentare della Lega, Angelo Ciocca, si era spinto oltre: “Se non fosse stato per l’assessore intervenuto a difesa di una donna molestata, ora staremmo parlando di violenza su una donna innocente”.
Ci sono voluti quasi cinque anni. Oggi, 24 febbraio, il giudice per l’udienza preliminare di Pavia, Luigi Riganti, ha condannato Massimo Adriatici a 12 anni di carcere per l’omicidio volontario di Younes El Boussettaoui.
La procura chiedeva 11 anni e 4 mesi. Il giudice ha deciso una pena più severa rispetto alla richiesta dell’accusa. Le motivazioni arriveranno entro 90 giorni.
Una sentenza accolta con emozione, con un pianto liberatorio, dai familiari di El Boussettaoui. Avranno diritto a ricevere 380 mila euro di risarcimenti da Adriatici.
Arrivare a questa condanna è stato a lungo un percorso a ostacoli. Immagini del momento dello sparo dell’allora assessore contro la vittima non sono mai state rintracciate. Fino a poco più di un anno fa, il capo d’imputazione era eccesso colposo di legittima difesa. La pena, in quel caso, sarebbe stata molto meno pesante.
“Quando si difendono persone ai margini della società bisogna impegnarsi il doppio – ha detto l’avvocata della famiglia El Boussettaoui, Debora Piazza – ma Younes era una persona come tutte le altre. Questo principio deve essere un cardine del nostro ordinamento, anche se il momento storico non è dei migliori”.
Continua la lettura


