Addio a Marjane Satrapi: nell’indimenticabile “Persepolis” aveva rivelato il volto e la realtà delle donne iraniane

Marjane Satrapi, fumettista, regista, sceneggiatrice e illustratrice iraniana, naturalizzata francese, è morta a 56 anni “di dolore”, ha dichiarato la sua famiglia, dopo la scomparsa prematura del marito, Mattias Ripa.
Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, nella regione iraniana del Gilan, Satrapi crebbe a Teheran, in una famiglia borghese progressista. I genitori, Ebi e Tadji Satrapi, erano vicini agli ambienti della sinistra iraniana, molto critica verso lo scià. Quando nel 1979 la rivoluzione islamica pose fine alla monarchia, Marjane aveva nove anni. Troppo giovane per comprendere fino in fondo gli eventi, abbastanza grande per percepirne gli effetti. Il velo diventa obbligatorio, le scuole vengono separate, la vita pubblica è sottoposta a controlli sempre più rigidi. Nel 1980 scoppia la guerra tra Iran e Iraq. Marjane frequenta il liceo francese di Teheran e vede il mondo cambiare rapidamente. Molti finiscono in carcere o lasciano il Paese, colpiti dalla repressione. Con la graphic novel “Persepolis”, e poi con l’omonimo film, Satrapi cambierà per sempre il modo di raccontare la storia attraverso il fumetto, trasformando la propria vicenda personale in un racconto universale con la stessa forza, la stessa ironia e la stessa capacità di parlare a generazioni e culture diverse, con un inconfondibile tratto in bianco e nero.
Ira Rubini ne ha parlato con Antonio Serra a Cult:
Nel 2023, nella trasmissione Esteri, Luisa Nannipieri aveva recensito il progetto editoriale “Donna, vita, libertà”, curato proprio da Marjane Satrapi:
Dare alle stampe questo libro in meno di un anno è stato un tour de force, ma la fumettista e regista Marjane Satrapi non ha mai avuto dubbi. Per sostenere i movimenti di protesta che scuotono l’Iran dalla morte di Mahsa Zina Amini, colpevole di aver indossato ‘male’ il velo, c’era qualcosa che nessuno avrebbe potuto fare meglio di lei: coordinare un graphic novel corale che desse voce ai protagonisti delle proteste, raccontando le diverse sfumature di una storia complessa, che è ancora in corso, con il duplice obiettivo di dire agli iraniani che non sono soli e di far conoscere meglio l’Iran a tutti gli altri.
È così, con il sostegno della casa editrice francese L’Iconoclaste, che nasce il progetto di “Donna, vita, libertà”. Una raccolta di quasi 300 pagine, di cui 192 tavole disegnate, su cui oltre a Satrapi hanno lavorato quattro fumettisti iraniani e 13 provenienti dall’Europa e dall’America, insieme a un politologo, un giornalista e uno storico, tutti esperti di Iran o di origini iraniane. Un lavoro immane, che andava fatto in fretta. L’obiettivo era di pubblicare il libro il 16 settembre, a un anno dalla morte di Mahsa Zina Amini. Di farlo uscire, non solo in Francia, ma anche in diversi altri paesi come l’Italia, dove è edito da Rizzoli Lizard, e persino di renderlo accessibile gratuitamente agli stessi iraniani, grazie a una versione in persiano diffusa online.
È la prima volta che Marjane Satrapi coordina un’opera di questo tipo. Ma come una brava direttrice d’orchestra è riuscita a creare una sinfonia capace di unire coerentemente tutti gli stili, i ritmi e i toni degli autori coinvolti. Dalla linea chiara e addolcita di Paco Roca, che ci porta nelle università iraniane ma anche nei cimiteri, dove sono sepolti tantissimi giovani, martiri della Repubblica islamica e vittime del regime, che il fumettista spagnolo immagina dialogare tra loro, ai disegni in bianco e nero di Mana e Touka Neyestani.
Due fratelli che, ciascuno a modo suo, rielaborano il tratto sottile di certe caricature per dipingere dei ritratti graffianti, deformati e caustici del potere – quello dell’ayatollah Khamenei in primis – assetato di sangue e vigile controllore di ogni aspetto della vita quotidiana.
Catel, famosa per le sue biografie a fumetti di donne straordinarie, come Kiki de Montparnasse o Josephine Baker, ci racconta la nascita dello slogan Donna, vita, libertà, tra i seguaci del PKK e le donne del Rojava. L’indomabile Coco, illustratrice per Libération e Charlie Hebdo, ci porta con i suoi disegni espressivi tra le sportive e le fan di calcio, come La ragazza blu, che si è immolata dopo essere stata arrestata perché era andata allo stadio. E se Lewis Trondheim riesce a farci ridere amaramente con il suo censore di film e programmi tv cieco, rappresentato come un piccolo uomo capace solo di urlare tagli a squarciagola, le tavole mute di Deloupy sull’arte della rivolta come lotta quotidiana affascinano per la loro potente semplicità, in risonanza con la nostra vita di tutti i giorni.
Le tre sezioni del libro (“I fatti”, “Un po’ di storia” e “Un regime di ferro… Un popolo che resiste”) sono intervallate da alcuni approfondimenti storici e critici che completano la lettura. Da ogni pagina trasuda rabbia, ammirazione per il coraggio di chi si rivolta, consapevolezza che i cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani ma anche speranza, per una libertà che non sembra più così lontana. Perché oggi, in Iran, sotto la cenere o nel carcere di Evin, la brace rimane accesa e nulla può essere più come prima.
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