Al Senato primo via libera per il nucleare in Italia

Ora la legge delega sul nucleare andrà al Senato, per il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin i primi reattori operativi potrebbero arrivare nel 2035, quasi dieci anni per una forma di energia che secondo gli ultimi sondaggi fa paura gli italiani, soprattutto per le scorie radioattive. Due referendum hanno bocciato il nucleare in Italia, il governo sostiene che non si tratta più delle vecchie centrali, ma di reattori, che per il ministro avranno una funzione solo civile, peccato che quel divieto per l’ uso militare non è stato inserito nella legge, era stato presentato un emendamento da Avs su questo punto e non è stato accolto. Il governo porta avanti la bandiera nucleare per dimostrare di voler agire per contrastare la dipendenza dagli altri paesi, per batter un colpo, con una misura ideologica per la destra, invece delle energie rinnovabili su cui il mercato vorrebbe puntare perché più redditizia e che tra l’altro sarebbe la condizione per utilizzare i 14 miliardi di flessibilità sull’energia concessi da Bruxelles. Il nucleare serve al governo per ricompattarsi, anche perchè se si fosse seguito l’ordine dei lavori, in questo momento in Parlamento si sarebbe dovuta votare una mozione presentata dalle opposizioni sulla riduzione delle spese militari, su quel cinque per cento destinato alle armi che Giorgia Meloni ha promesso a Donald Trump, tutta l’opposizone si è unita su questa mozione, ed è un fatto nuovo, visto che si divide puntualmente sulle armi e sulla guerra in Ucraina, la maggioranza invece avrebbe fatto fatica a trovare una condivisione, perchè Matteo Salvini, costretto a inseguire Roberto Vannacci, avrebbe posto dei distinguo. Per il capo della Lega i 14 miliardi di flessibilità sono solo l’inizio ha, detto oggi, per lui quindi la battaglia con l’Europa continua.
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