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Capitana, oh mia capitana

Capitana Carola Rackete

La disobbedienza civile. “Quando dunque io rifiuto di obbedire a una legge ingiusta, non nego affatto alla maggioranza il diritto di comandare: soltanto mi appello non più alla sovranità del popolo, ma a quella del genere umano.” Così Alexis de Tocqueville, uno dei padri della democrazia. E s’intende subito perché i populisti odino letteralmente chi pratica la disobbedienza civile, essendo che non possono darsi al loro sport preferito, salire e galoppare a cavallo del popolo. Ma se il popolo glielo togli da sotto ecco che finiscono col culo per terra. Come è successo a Salvini nel confronto con Carola Rackete comandante della Sea Watch3.

La capitana donna giovane europea plurilingue plurilaureata e capace di portare una nave da 600 tonnellate, già in partenza aveva tutto per essere indigesta al Truce, credo geniale sincope linguistica di trucido e duce inventata dal Foglio, che quando la storia è cominciata, altro non ha potuto inventare che “sbruffoncella”. Salvo poi vedersela arrivare addosso facendosene sbalzare. Lì l’intera vigliaccheria di Salvini, che non regge il confronto diretto, è emersa, rifugiandosi il nostro dietro la minaccia della galera, a suo dire garantita dai suoi scudi prediletti, i due decreti sicurezza, liberticidi e fascistoidi. Intanto gonfiando il suo ego in affermazioni come “per me possono stare fino a Natale ma qui non sbarcano”. La nave Sea Watch3 e i suoi migranti salvati dal naufragio, come le leggi del mare e dell’umanità impongono.

Ma Carola non è d’accordo. Contratta, pazienta, aspetta epperò rimane a poche miglia bordeggiando al limite delle acque territoriali. Quindi decide di entrare nelle nostre acque territoriali. Intanto persino il PD nelle persone di Orfini, presidente, Del Rio capogruppo alla Camera e Faraone onorevole si sveglia, salendo a bordo assieme a Fratoianni di Sinistra Italiana e Magi di + Europa, col povero Salvini che sente la terra franargli sotto i piedi. Reagisce come suo costume il Truce quando non sa che pesci pigliare, mescolando gli insulti alle minacce più o meno velate. Ma il re ormai è nudo, e spaventa ben poco. Seppure mandi la GdF a bordo per interrogare, visionare, sequestrare documenti. Finchè Carola giovane donna capitana decide di entrare in porto e il nostro perde il lume degli occhi. Qualcuno ordina a una motovedetta della GdF una manovra suicida per creare l’incidente, qualcosa che assomigli a uno speronamento, ma la Sea Watch si muove piano e guardinga per cui la motovedetta che cerca di frapporsi tra la banchina e la grande nave in abbrivio con le sue 600 tonnellate di stazza, deve sgattaiolare via. Non c’è stato lo speronamento, epperò subito qualcuno grida all’attentato contro le vite dei nostri eroici finanzieri. Più lieve è il contatto, più alte devono levarsi le grida. Però in primis sulla nave ci sono testimoni per così dire terzi che smentiscono la pretesa volontà di speronare, e soprattutto emerge enorme la mancanza di una qualunque nave della Marina Militare, e neppure della Guardia Costiera a bloccare l’entrata in porto della pretesa nave “pirata”.

Insomma, Salvini resta solo e in mutande, perchè la chiusura dei porti è un atto di guerra, e l’Italia è in pace nonostante la paranoia fascioleghista e le aspirazioni dittatoriali del suo capo. Quindi i porti non si possono chiudere. Col che Salvini il vile fa subito arrestare Carola la “criminale” per lo speronamento che non c’è stato. Andando a sbattere di nuovo, nonostante porcherie come la diffusione illegale della foto segnaletica dell’arrestata a scopo di umiliazione e gogna pubblica, coi fans del Truce che strepitano e spargono parole violente e ignobili sia sui social che sulle banchine. La giudice incaricata valuta che il comportamento di Carola Rackete non sia criminale bensì dettato da una necessità superiore, la salvezza di vite umane, e quindi non conferma l’arresto, lasciandola libera. L’urlo belluino di Salvini la vuole allora espulsa seduta stante, rimandata in Germania, sua terra natia, magari in ceppi. Ma non gliene va dritta una, ancora la magistratura inibisce che la misura amministrativa abbia corso. Nel frattempo lo studio di Sandro Gamberini ha assunto la difesa della capitana, schierando con ciò il meglio dell’avvocatura italica al fianco di Carola. In sopramercato ella, per bocca del suo avvocato, sporge querela nei confronti del Salvini Matteo, un processo in sede civile che il Truce sarà obbligato a affrontare perchè non vale nel campo civile lo scudo dell’immunità parlamentare dietro cui si nascose quando fu accusato di sequestro di persona. Salvato dal M5S, Giggino Di Maio dixit. A proposito, in tutta la vicenda Di Maio non ha mancato l’occasione di baciare l’anello al capomanipolo leghista, strisciando se possibile ancora più in basso. Poveri grillini, fanno pena e dispiace questa meschina fine di una esperienza che qualcosa tentò di dire oltre l’osceno in cui è precipitata. Così i migranti sbarcano a Lampedusa, Carola Rackete è libera, il Truce sbertucciato.

Eppure in contemporanea accade che nei sondaggi la Lega cresca fino a sfiorare il 40%. Se lo raggiungesse potrebbe governare da sola. Non c’è alcun paradosso tra la pessima figura di Salvini e l’aumento leghista nei sondaggi. In una singolar tenzone il pubblico che siede sugli spalti si identifica con l’uno o l’altro dei contendenti. Identificarsi con Carola per la stragrande maggioranza degli italiani/e adulti/e, e anziani fino ai vecchi, è chiaramente arduo se non impossibile: troppo giovane, troppe lauree, troppe lingue, troppo europea, troppo coraggio, e dulcis in fundo è capace di portare navi da 600 tonnellate come noi andiamo in bicicletta avendo imparato sui rompighiaccio. Invece con Salvini si fa presto: basta urlare per la sicurezza, e chi non si sente insicuro al giorno d’oggi, ed è fatta, siamo tal quali, alcuni/e addirittura meglio, magari con meno selfie e meno insulti gratuiti, con qualche grammo di machismo in meno e buona educazione in più. Aggiungiamoci il mito mussoliniano ritrovato, al netto delle leggi razziali (per ora), e nemmeno più dobbiamo vergognarci di essere stati fascisti per vent’anni, che ne avevamo piene le palle di sta storia dell’antifascismo e di questa Repubblica nata dalla Resistenza, così il gioco è fatto. Ma i sondaggi sono carta, il capitombolo del Truce di faccia a Carola è materia vivente che ci riempie di gioia. I porti sono aperti e questo è un fatto di libertà. Se qualcuno vuole tenerli chiusi, ebbene è possibile aprirli, a spallate se necessario.

Ma aggirandomi nel web scopro che alcuni della sinistra che più sinistra non si può invece storcono il naso e borbottano o addirittura tuonano contro Capitan Carola. A mettermi sull’avviso è un post di Rosa Sica militante di Je so’ pazzo, ex-OPG di Napoli centro sociale/casa del popolo (qui nasce Potere al Popolo), cui sono molto affezionato. Scrive Rosa su fb, il 29 giugno, quando Carola è ancora in arresto: “Non bastavano i leghisti, i fasci, i Toninelli. Non bastava il PD. Da qualche ora dobbiamo accusarci anche la sonora, assoluta stronzità dei compagni. Che per ragioni ignote ai più si sono uniti al coro dell’esultanza, o dello sbeffeggio nel migliore dei casi, per l’affaire Sea Watch.” Così mi sono messo alla ricerca. E, scartando le idiozie rossobrune, parastaliniste e pseudorivoluzionarie, ho incontrato alcune questioni che vale la pena discutere.

La prima attiene il ruolo delle migrazioni. Si dice che tutta questa attenzione ai migranti con botte e risposte, titoli di scatola sui giornali, parlamentari PD che s’imbarcano e quant’altro, è in larga misura “un’arma di distrazione di massa” da problemi ben più pregnanti quali, per esempio, il destino dell’Ilva di Taranto, e altri consimili (le 130 crisi aziendali che mettono a rischio oltre 200.000 posti di lavoro). Ora, senza nulla togliere alla situazione dell’Ilva e altre, le migrazioni e i migranti sono l’estremo fronte della lotta di classe al tempo della globalizzazione, nonché portatori di una rivoluzione antropologica di dimensioni inaudite. Per dirla in altri termini, mai come oggi è stato vero e denso il motto del Manifesto “proletari di tutto il mondo unitevi”. Il vettore materiale di questa possibile internazionalizzazione e unità sono appunto i migranti che producono mescolanza sociale (mixité) con tutte le contraddizioni al seguito.

La seconda obiezione dice: la lotta per i diritti umani è borghese, un portato delle Rivoluzioni francese e americana, nonché della nostra, e altre Costituzioni appunto fondative dello Stato borghese, che è ben noto “si abbatte e non si cambia”. A parte l’ultima frase, drammaticamente stupida anche se ha un padre nobile, vediamo il resto. In sintesi, il capitalismo ha nel suo DNA la violazione dei diritti umani, essendo l’uomo ridotto a forza lavoro, merce sul mercato, che produce (plus)valore. Questo atto fondativo dello “sfruttamento dell’uomo sull’uomo” si è intanto esteso con la globalizzazione fino a occupare l’intero mondo. Da cui una globale negazione e/o riduzione dei diritti umani e delle libertà, fino al tentativo di annichilazione del libero arbitrio. Da qualche parte Rosa Luxemburg ha scritto all’incirca, molto all’incirca “quando fino al più lontano e piccolo orto anche la coltivazione di un pomodoro sarà sotto l’imperio capitalistico allora l’alternativa sarà tra socialismo e barbarie”. Ora la lotta tra socialismo e barbarie è molto più frastagliata e meno apocalittica della previsione luxemburghiana, ma è in corso, e la difesa intransigente nonché l’estensione dei diritti umani ne fanno integralmente parte. Aggiungo che il cuore nero dell’accordo tra Lega e M5S sta proprio qui, nello scambio tra diritti umani che possono essere calpestati, non tenuti di conto (la Lega), e diritti per così dire “sociali” (il M5S) che possono essere affermati (per gli italiani, è ovvio), da cui si può dire senza esagerazione che l’attuale governo è nazionalsocialista, e sappiamo dove si va a finire.

Da ultimo un terzo punto più politico. Ma non è che con tutta questa attenzione ai migranti, ai loro diritti, all’accoglienza si fa il gioco di Salvini e della Lega, che va a nozze uno sbarco, e un respingimento, dopo l’altro? Perché la Lega sui migranti vince sempre nell’opinione pubblica. Sia che i migranti arrivino, sia che anneghino in mare, sia che siano accolti o respinti. Al massimo può esserci un po’ di carità cristiana in più, o in meno. E’ possibile! Ma non è che si risponde alla fascistizzazione di parti più o meno grandi del popolo, svicolando. No, il nocciolo duro della fascistizzazione non può essere aggirato, o diplomaticamente trattato. Se e quando un popolo impazzisce fino al fascismo o al nazismo bisogna combattere la pazzia totalitaria e genocida colpendola al cuore e al cervello. Insieme sviluppando movimenti di liberazione e emancipazione, movimenti reali in grado di abolire lo stato di cose presente.

Foto | Facebook (Paola Formica)

  • Autore articolo
    Bruno Giorgini
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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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