Brasile. Meta accusata di favorire Flavio Bolsonaro. Il tribunale suprema minaccia una maxi multa

Nella competizione tra Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, in corsa per la presidenza del Brasile, si inserisce un elemento di disturbo che ha un nome e cognome: Mark Zuckerberg. Negli ultimi giorni, infatti, Meta è stata ripetutamente accusata di aver fallito clamorosamente nel garantire parità di trattamento alle campagne di comunicazione dei due candidati. Gli episodi denunciati sono numerosi. Il più clamoroso riguarda quello che avrebbe impedito al comitato elettorale di Lula di promuovere i suoi post per 24 ore. In quel caso, Meta si è giustificata parlando di un “guasto tecnico a livello globale” che, curiosamente però, non ha interessato l’account della campagna di Bolsonaro. L’associazione CTRL+Z avrebbe invece raccolto più di un migliaio di denunce riguardanti episodi di blocchi di account e divieti di diffondere contenuti che avrebbero interessato nella maggior parte i sostenitori di Lula. Secondo NetLab, un laboratorio di ricerca dell’Università di Rio de Janeiro, negli ultimi giorni sui social di Meta sarebbero anche comparsi migliaia di messaggi a pagamento che puntavano a incoraggiare l’astensione, per esempio diffondendo false notizie riguardo al fatto che, in caso di pioggia, sarebbe stato possibile esprimere il voto online. I ricercatori di EKO, infine, hanno individuato 26 account stranieri che avrebbero investito 223.000 dollari in inserzioni su Meta. Tra gli annunci figura un video generato dall’intelligenza artificiale che mostra Flávio Bolsonaro e Javier Milei impegnati in una «missione» per «liberare il Brasile dai comunisti». Altri alimentano dubbi sull’integrità del sistema elettorale del Paese. La pubblicità politica in Brasile è sottoposta a una regolamentazione rigorosa da parte del Tribunale superiore elettorale brasiliano. Soltanto i candidati, i partiti politici e le campagne ufficiali possono pagare per pubblicare annunci elettorali. Le piattaforme, poi sono tenute a trattare in maniera paritaria i candidati stessi. Le anomalie riportate hanno portato a un intervento del Tribunale superiore elettorale, che ha intimato a Meta di attivarsi per eliminare la disparità di trattamento minacciando una multa di 100.000 dollari al giorno, che in seguito è stata aumentata a 200.000. Richiesta alla quale l’azienda di Mark Zuckerberg ha risposto con giustificazioni piuttosto arraffazzonate, promettendo, tra le altre cose, di introdurre strumenti di controllo gestiti da essere umani. La maggior parte delle anomalie, infatti, sono state attribuite dall’azienda a problemi tecnici legati al funzionamento dei sistemi di rilevamento automatico. A gettare benzina sul fuoco, però, è anche un’inchiesta del quotidiano brasiliano Folha de San Paulo, che avrebbe preso visione delle comunicazioni interne di Meta relative alla vicenda. Negli scambi di messaggi tra i dipendenti brasiliani dell’azienda, gli stessi avrebbero rilevato uno squilibrio nel trattamento delle due campagne e lo avrebbero segnalato alla casa madre negli Stati Uniti, senza però ricevere risposte adeguate. Anche il Consiglio di supervisione di Meta (Oversight Board), cioè l’organismo indipendente che esamina alcune decisioni di moderazione della società. Lo stesso board, sul caso brasiliano, parla di “ripetuti errori nell’applicazione delle regole di integrità elettorale”. Insomma, al di là delle possibili conseguenze giudiziarie, l’intera vicenda getta un’ombra sull’impatto che l’azienda di Zuckerberg potrebbe avere sulle elezioni brasiliane. E la deriva filo trumpiana del genietto della Silicon Valley non è certo un’attenuante nel giudizio.
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