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Bannon scarica Meloni. L’Italia e l’Europa devono andare ancora più a destra

Remigration Meloni Bannon

Oggi alla Camera dei Deputati era prevista una conferenza stampa di una serie di gruppi fascisti e nazifascisti, invitati dalla Lega. Veneto Fronte Skinheads, Casapound, Rete dei Patrioti, Brescia ai bresciani hanno deciso di raccogliere le firme per una legge sulla remigrazione e per la Lega non ci sarebbe stato nulla di male se ne avessero parlato alla Camera. La conferenza stampa è saltata perché le opposizioni hanno occupato l’aula delle conferenze. Anna Bredice in quei minuti ha intervistato Laura Boldrini:

Dopo l’occupazione della sala conferenze il presidente della Camera, Fontana, che pure è leghista, ha cancellato l’appuntamento che era stato organizzato da rappresentanti del suo partito. Senza dubbio hanno pesato divisioni e rivalità all’interno della Lega. Ma la cosa grave è che soggetti apertamente fascisti se non nazisti stavano per entrare in Parlamento sponsorizzati da un partito di governo, in una deriva a destra sempre più netta.Un clima politico che non è solo italiano ma che si respira in tutta Europa. Alimentato anche dalla destra trumpiana. E’ stato il vicepresidente Usa Vance, nella sua prima visita in Europa, a sollecitare una svolta a destra. E stamattina uno degli ideologi di Trump, Steve Bannon, in una intervista scarica Meloni, considerata una sorta di traditrice.

di Luigi Ambrosio

Meloni non è la sola leader della destra sovranista europea fatta fuori da Steve Bannon. L’ideologo del trumpismo, prima di lei, aveva scaricato il francese Jordan Bardella, possibile futuro candidato presidente della Repubblica in Francia per il Front National, definito “indegno di guidare la Francia” dopo che Bannon aveva fatto il saluto romano a un raduno di sovranisti e Bardella aveva declinato l’invito a partecipare.

Con Giorgia Meloni ci è andato giù ancora più pesante, se possibile: “Era fantastica ma è diventata una globalista totale. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa”. Eppure Meloni si è autoproclamata pontiera tra Unione Europea e Stati Uniti. È convinta di essere la miglior amica di Trump in Europa e ha lavorato tantissimo per assecondarlo: quando l’Europa ha combattuto le battaglie più dure per rispondere agli attacchi di Trump, sui dazi e sulla Groenlandia, lei si è tenuta in seconda fila. Quando l’Europa si è compattata sull’Ucraina nell’ora in cui Trump riceveva Putin sul tappeto rosso in Alaska, lei a parole si è unita al gruppo e nei fatti ha contribuito ben poco.

Il paradosso è che anche Bannon la accusa di questo: “Parla tanto di Ucraina ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia canzone”. Bannon non dice se abbia un nuovo punto di riferimento in Italia però rilancia il progetto di aprire un centro di formazione per politici di estrema destra nel nostro Paese e parla in un momento in cui in quel mondo c’è fermento: i progetti di partito autonomo di Vannacci; Salvini che si dà un profilo sempre più estremista ricevendo al ministero il leader fascista inglese Tommy Robinson; Casapound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads che raccolgono le firme per una legge sulla remigrazione e vengono invitati in Parlamento dalla Lega.

Bannon rappresenta la voce di chi, negli Stati Uniti, non nasconde il progetto di distruggere l’Unione Europea e di trasformare il Vecchio Continente in una somma di Stati senza reale potere, guidati dall’estrema destra, al servizio dell’America trumpiana e sottomessi all’influenza russa. Nel frattempo si soffia sul fuoco, a favore della destabilizzazione.

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