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Attaccato l’Iran. La guerra è già regionale. L’esito rimane incerto

28 febbraio 2026|Emanuele Valenti
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Usa Israele Iran ANSA

Siamo di fronte a un conflitto regionale senza precedenti in Medio Oriente. Dopo l’attacco sull’Iran da parte di Israele e Stati Uniti Tehran ha risposto con un lancio di missili su Israele e su diversi obiettivi americani nel Golfo. In Iran i media locali hanno parlato di esplosioni in diverse città. Non solo la capitale, Tehran, ma anche tra le altre Isfahan, Qom, Karaj, e anche nel sud, contro le postazioni della marina.

Su Tehran continuano ad alzarsi colonne di fumo nero. Non è chiaro cosa sia stato colpito e se ci siano delle vittime. Sappiamo che gli ospedali sono in stato d’emergenza. Trump ha detto che l’obiettivo finale è creare le condizioni per un cambio di regime con l’eliminazione di tutto il potenziale militare della Repubblica Islamica. Sembra che tra i siti colpiti a Tehran ci sia la residenza del leader supremo, Ali Khamenei, che però sarebbe stato portato fuori dalla città. I media iraniani hanno detto che anche il presidente Pezeshkian è al sicuro.

E poi la risposta su Israele dove da questa mattina presto suonano le sirene. Diversi missili sono stati intercettati, alcuni hanno toccato terra, non sappiamo se su obiettivi militari.
Ma l’Iran ha sparato missili anche sui paesi arabi del Golfo dove ci sono basi americane. Esplosioni in Qatar, Emirati Arabi, Kuwait, Bahrain. Negli Emirati ci sarebbe stata una vittima. In Bahrain colpita la base usata dalla marina americana.

Prima considerazione: siamo di fronte a un conflitto regionale. L’Iran ha risposto subito, come aveva anticipato, e su obiettivi molteplici. Non lo aveva fatto lo scorso giugno. Gli Ayatollah sono nel momento più complicato dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979. Sul fronte internazionale ma anche interno dove hanno perso legittimità interna – teniamo a mente le manifestazioni e la repressione dello scorso gennaio. Il regime sa che potrebbe perdere il controllo del paese e quindi combatterà fino alla fine. Non cedere alle pressioni americane anche nel negoziato sul nucleare – congelato dopo l’incontro di questa settimana a Ginevra – è per l’Iran una questione esistenziale. Quindi una posizione estrema, che si scontra con la determinazione di Trump spinto a questa guerra anche da Netanyahu. Per Israele questa è la migliore occasione per eliminare il regime iraniano dalla sua stessa nascita nel 1979. La guerra potrebbe andare avanti parecchio tempo. Difficile vedere come l’Iran possa resistere ma quel cambio di regime invocato questa mattina da Trump e Netanyahu non è scontato.

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