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Arrestato dall’ICE, detenuto da 5 mesi. La storia di un cittadino Irlandese che viveva negli USA da 20 anni

Seamus e Tiffany

Seamus e Tiffany erano una coppia come tante altre. Lui irlandese, lei americana, vivevano insieme vicino a Boston. Seamus gestiva un’impresa di intonaci. Poi il 9 settembre dell’anno scorso, mentre usciva da un negozio di ferramenta dove aveva comprato dei materiali, Seamus è stato seguito dagli agenti federali statunitensi dell’ICE e arrestato. Si trova in detenzione in Texas da allora.

Così Seamus ha descritto le sue condizioni di detenzione all’emittente pubblica irlandese RTE questa settimana: “Il modo migliore per descriverlo è probabilmente un campo di concentramento moderno. È un insieme di tende provvisorie. Beh, sono rinchiuso nella stessa stanza ormai da quattro mesi e mezzo. Non sono quasi mai potuto uscire all’aperto. Niente aria fresca, niente sole.”

La storia di Seamus è una delle tante, tantissime storie assurde che continuano a emergere dagli Stati Uniti di oggi. L’uomo era entrato negli Stati Uniti nel 2009 con un programma speciale di esenzione dal visto, e aveva superato il limite di 90 giorni, ma avendo sposato una cittadina statunitense e avendo richiesto la residenza legale permanente aveva ottenuto un’esenzione legale grazie alla quale poteva tranquillamente lavorare. Nonostante questo, è stato arrestato dall’ICE e non è potuto andare al suo colloquio per la green card, che certifica il tanto agognato status di residente permanente, perché a quel punto era già in detenzione. Il suo avvocato ha definito il suo arresto “inspiegabile”.

Il Ministero degli Affari Esteri e del Commercio irlandese ha detto di star fornendo assistenza consolare tramite il consolato irlandese ad Austin, in Texas, e che l’ambasciata a Washington sta collaborando con il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti per raggiungere una soluzione per Seamus.

Seamus ha una fedina penale immacolata, e chiaramente in detenzione ingiustamente, e ha un’altra importante carta a suo favore: è bianco, e cittadino di un Paese occidentale che l’amministrazione Trump ha interesse a tenersi buono. Dopo le sue interviste con i media irlandesi e gli interventi di sua moglie negli Stati Uniti, e della sua famiglia in Irlanda, si spera che venga rilasciato e possa finalmente recarsi al suo appuntamento per la green card.

Ma quanti come lui, quanti di quelli con cui divide quella che ha definito una “tenda” nel centro di detenzione, non sono bianchi e cittadini di un paese occidentale? Di quanti non conosciamo le storie e l’innocenza? Secondo dati pubblicati questa settimana, meno del 14 per cento delle persone arrestate dall’ICE sotto Trump sono accusate o condannate di reati violenti. L’amministrazione Trump aveva promesso di arrestare solo “il peggio del peggio” durante le retate dell’ICE, ma sta arrestando padri, madri, sorelle, fratelli, mariti e mogli di cui non sappiamo quasi niente.

Seamus viveva negli Stati Uniti da 20 anni, dove lavorava, pagava le tasse, e dove intendeva costruire una famiglia. Tantissime delle persone arrestate dall’ICE avevano una vita tranquilla ed integrata negli Stati Uniti, un’attività commerciale, figli e nipoti. Sono state deportate in centri di detenzione senza preavviso, luoghi in cui imperversano le malattie e in cui il cibo scarseggia. Nel centro di detenzione a El Paso si sono registrati due casi di tubercolosi e almeno 18 casi di Covid. Seamus ha definito la sua condizione una tortura; possiamo dire che si tratta di tortura di massa, visto che in detenzione insieme a lui ci sono quasi altri 400 mila individui che pensavano che gli Stati Uniti li avrebbero accolti, e che ora si sentono come se la fantomatica Land of the free, Terra della libertà, volesse lasciarli in detenzione e buttare via la chiave.

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