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ArcelorMittal, possibile accordo per rimanere a Taranto. USB: “Gli operai sperano che Mittal vada via”

Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal

Alla vigilia dell’udienza presso il Tribunale di Milano sul recesso del contratto da parte di ArcelorMittal per lo stabilimento ex Ilva di Taranto, il premier Giuseppe Conte ha incontrato a Londra Lakshmi Mittal e l’ipotesi di un pre-accordo sembra sempre più possibile.

Intanto le condizioni in cui verte l’acciaieria di Taranto continuano a mettere in pericolo gli operai. Ieri un nuovo infortunio sul lavoro. Ne abbiamo parlato con Francesco Rizzo, coordinatore USB di Taranto.

L’intervista di Alessandro Braga a Fino alle Otto.

Quali sono le condizioni di salute dell’operaio che ieri ha avuto un incidente?

Il lavoratore è stato operato. Ha subìto la frattura di tibia e perone ad una gamba e sull’altra gamba gli hanno messo qualche punto perché aveva un taglio profondo.

Non sono infrequenti gli incidenti…

No, c’è un problema di sicurezza dovuto allo stato manutentivo degli impianti. È una fabbrica già di per sé pericolosa. Nella normalità la possibilità di farci male è notevolmente più alta per chi lavora in una fabbrica come la nostra perché hai a che fare con tutta una serie di elementi pericolosi. In queste condizioni tutto è amplificato. C’è stato un lento peggioramento di anno in anno fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta di ArcelorMittal.

Ieri c’è stato un incontro a Londra tra il premier Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal. Si è parlato di una nuova spinta e di un pre-accordo possibile. Come vivete questa situazione?

In fabbrica si vive malissimo. La speranza è che ArcelorMittal vada via. Non credo ci sia qualcuno che stia facendo il tifo per ArcelorMittal. Le persone sono rimaste scottate da quello che ArcelorMittal non ha fatto, pur dichiarando che l’avrebbe fatto. Siamo tutti preoccupati perché fare un accordo significa ulteriori tagli.

Il nodo è proprio quello. ArcelorMittal fino a poco tempo fa parlava di 3mila tagli strutturali mentre il governo italiano parlava di arrivare a 2.000 congiunturali. Che differenza c’è?

Io ritengo completamente sbagliato il fatto che Conte stia rincorrendo Mittal. Il governo non poteva barattare ulteriori esuberi. Io voglio ricordare che ci sono 1.700 persone che stanno fuori in attesa di essere reintegrate entro il 2023. Di quelle non si sta parlando più, si dà per scontato che non abbiano più diritto di rientrare.
Il fatto che siano in trattativa e stiano ragionando con Mittal concedendo ulteriori 1.000-1.500 esuberi dimostra che il governo non ha capito bene la condizione che si sta vivendo a Taranto.
Possono anche fare l’accordo, ma ci sarà una forte reazione da parte dei dipendenti. Noi lavoriamo in quella fabbrica ed è chiaro che se decidi di produrre un tot di tonnellate e dare comunque una mazzata alla massa operaia e ridurre al minimo i lavoratori suona più come un regalo e non come un bisogno reale.

Come commenta la dichiarazione del giudice del Tribunale di Taranto sul non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi e dell’ex direttore dello stabilimento Antonio Lupoli?

Diciamo che l’Italia è un Paese strano. Purtroppo quella scritta che c’è in tribunale, “La legge è uguale per tutti“, non vale davvero per tutti. Per alcuni la legge è diversa.

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    Come possiamo pensare di uscire da un lungo periodo di stagnazione dell’economia italiana, quando lo zero-virgola regna ancora incontrastato in alcune importanti statistiche italiane? Mi riferisco al dato pubblicato ieri dall’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia italiana”. A questo proposito l’Istat ci ha detto che nel terzo trimestre dell’anno scorso (tra luglio e settembre 2025) l’aumento del Pil italiano è stato dello….0,1% rispetto ai tre mesi precedenti (aprile-giugno 2025). Se guardiamo agli scambi commerciali con l’estero (import ed export) la crescita tra agosto e ottobre scorsi è stata dello 0,3% per le esportazioni e dello 0,2% per le importazioni. Nelle stesse ore in cui ieri l’Istat diffondeva i suoi dati nella nota congiunturale veniva pubblicato un altro documento – importante - di analisi della congiuntura: un report su lavoro e demografia redatto dal centro ricerche REF, autorevole centro di ricerche economiche milanese, diretto da Fedele de Novellis, ospite oggi a Pubblica.

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    Europa: basta partnership con Israele

    “Justice for Palestine” ovvero un milione di firme in un anno per dire non vogliamo più l’accordo di Associazione con Israele, almeno finché non ci sarà il pieno rispetto dei diritti dei palestinesi. L’iniziativa è promossa da European Left Alliance, all’interno della piattaforma per le petizioni di “iniziativa dei cittadini europei” che rendono poi obbligatoria la risposta della Commissione a una richiesta che raggiunga le firme. Perché l’Europa non ha preso alcuna posizione significativa nei confronti del governo israeliano, anzi, pur essendo con 42 miliardi anno il principale partner commerciale di Tel Aviv. “Siamo sia il più grande importatore che esportatore verso Israele, abbiamo una grande leva, la politica commerciale: dovremmo condizionarla al rispetto dei diritti umani come in realtà prevederebbe proprio l’accordo di associazione”, sottolinea Giorgio Marasà Responsabile Esteri di Sinistra Italiana che aderisce.

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