Al via i mondiali di Trump tra proteste, intimidazioni, espulsioni e prezzi dei biglietti alle stelle

Il primo mondiale uno e trino inizia tra polemiche in Messico, dove si moltiplicano le proteste, e negli Stati Uniti, dove si manifesta per la situazione dei lavoratori del mondiale. A questo si sommano i tentativi di boicottaggio, perché è difficile pensare ad altro, portato avanti da Donald Trump: l’unico arbitro africano respinto alla frontiera, calciatori dei Paesi poveri trattati come narcotrafficanti, iraniani obbligati a dormire in Messico, prezzi dei biglietti, tra l’altro invenduti, alle stelle e, soprattutto, la minaccia di riaprire la guerra in Medioriente durante i giochi. Il tutto nel silenzio di tomba di Gianni Infantino, il suo factotum alla FIFA, che non ha nemmeno protestato per il respingimento dell’arbitro somalo convocato da lui stesso per dirigere le partite dei mondiali. Come intitola la CNN oggi “Trump voleva essere la star dei mondiali, ma le sue politiche potrebbero rovinargli la festa”. E molti osservatori pensano che la FIFA sia caduta in una trappola, perché al governo Trump non interessa affatto cosa pensi l’opinione pubblica, di come si gestisce un evento che per definizione è globale. Il timore più grande per il presidente degli Stati Uniti è che succeda, durante i mondiali, lo stesso di quando fu fischiato sonoramente alla finale dell’NBA New York. Sarebbe una figuraccia mondiale che nessuno vorrebbe subire.
Articoli correlati


