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Addio a Patricio Guzmàn, custode della memoria critica del Cile sotto la dittatura

16 settembre 2026|Barbara Sorrentini
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Patricio Guzmàn

Patricio Guzmàn è stato e va ricordato come uno dei più importanti registi documentaristi del Cile. La sua opera è strettamente legata alla politica e alle conseguenze del Golpe di Pinochet nel 1973, anno in cui lo stesso Guzmàn abbandonò il Cile militarizzato, dopo aver vissuto la detenzione nello Stadio Nazionale di Santiago. Ha rischiato la morte, come le migliaia di desaparecidos del Cile e, qualche anno dopo, dell’Argentina. Si trasferì a Cuba, in Spagna e poi in Francia, a Parigi, dove è morto il 15 settembre 2026, vivendo ancora una volta l’11 settembre, il giorno del golpe e in cui con la democrazia morì Salvador Allende. A questa pagina storica Patricio Guzmàn dedicò tutta la sua opera cinematografica. La trilogia: “La battaglia del Cile” suddivisa in “L’insurrezione della borghesia”, “Il colpo di Stato” e “Il potere popolare” girata tra il 1975 e il 1979 è stata premiata al Festival di Cannes, così come gli altri documentari “Il caso Pinochet” (2001), “Salvador Allende” (2004) e “Nostalgia della luce” (2010). Ha fondato il festival del documentario a Santiago e pur vivendo lontano, forse anche grazie alla distanza, è sempre riuscito a indagare, a osservare e a ritrovare chi era presente negli anni del colpo di Stato di Pinochet. Con Patricio Guzmàn se ne va una sguardo ossessionato dalla banalità del male, la necessità di mantenere viva la memoria, di riflettere sulla democrazia e sulla sua sospensione. Guzmàn ha mostrato che non bisogna mai abbassare la guardia, che i diritti umani sono sempre a rischio quando chi prende il potere non è dalla parte del popolo. I suoi film ci insegnano questo, anche gli ultimi del 2015 e del 2019 “La memoria dell’acqua” e “La cordigliera dei sogni”, oltre all’ultimissimo prezioso documentario del 2022 “Il mio paese immaginario”, sulle rivolte sociali e il risveglio politico del 2019, sono film che tornano a ricordare la dittatura e si rivolgono alle nuove generazioni come insegnamento storico e sentimentale su quello che c’è stato prima di loro, costruendo una coscienza civile.

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