Tre volte il grido “Presente” e centinaia di braccia tese per il saluto romano si sono viste oggi davanti alla ex sede del Msi a Roma, nel quartiere dell’Appio Latino dove ancora una volta, come ogni anno, è avvenuto il raduno neofascista per commemorare l’agguato di Acca Larentia durante il quale nel 1978 furono uccisi due ragazzi del Fronte della Gioventù, Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti e poco dopo un altro giovane missino Stefano Recchioni durante uno scontro con la polizia.
Un quartiere ancora più blindato, questa volta, a causa dell’aggressione avvenuta questa notte da parte di un gruppo di ragazzi nei confronti di quattro militanti di Gioventù nazionale che stavano affiggendo manifesti nella zona in vista della commemorazione. Ogni anno si ripete come fosse un rituale l’apologia di fascismo nell’annuale adunata nera. Questa volta è riapparsa disegnata in tutta la piazza una grande croce celtica, dopo che il Municipio l’aveva rimossa. Nella piazza insieme ai neofascisti anche Roberto Fiore di Forza Nuova.
Giorgia Meloni nel primo pomeriggio ha ricordato l’anniversario di Acca Larentia, non ha citato in particolare l’aggressione di questa notte, ma si è appellata alla fine delle violenze e ancora una volta ha puntato quel tasto che per lei e per Ignazio La Russa è fondamentale e cioè la “pacificazione nazionale” scrive, quel mettere tutti sullo stesso piano, fascisti e antifascisti, soprattutto negli scontri degli anni settanta, dei quali negli anniversari delle stragi neofasciste da quando è presidente del Consiglio non ha mai citato la parola fascista. Quella pacificazione che diventa difficile se non rinnega e rifiuta i saluti romani, le croci celtiche, quei raduni ai quali ora non partecipano ministri e politici di primo piano del partito che ha la fiamma nel simbolo, ma che ogni anno accolgono e approvano da lontano.


