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A Berlino la sinistra ha vinto sul tema della casa. Merz ora vuole metterle i bastoni tra le ruote

25 settembre 2026|Alessandro Ricci
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C’è qualcosa che, dopo il voto di Berlino, sembra agitare la politica tedesca quasi quanto l’avanzata dell’estrema destra: la vittoria della sinistra. Die Linke ha ottenuto il 25,7 per cento, togliendo alla CDU il primato nella capitale. A votarla sono stati soprattutto i giovani: tra i 25 e i 34 anni l’ha scelta quasi un elettore su due. Una generazione che si scontra ogni giorno con il tema al centro della campagna di Elif Eralp: trovare una casa a un prezzo accessibile.

Eralp vuole governare con socialdemocratici e Verdi. Ma in questi giorni, più che delle sue proposte, si discute se il suo partito possa essere un interlocutore. Il Consiglio centrale degli ebrei sostiene che un governo guidato dalla Linke metterebbe in pericolo la vita ebraica a Berlino. Dalla CDU arrivano appelli a impedirne la nascita. Le contestazioni riguardano soprattutto posizioni sul conflitto israelo-palestinese ed episodi nella sezione di Neukölln. Ma da queste vicende alla conclusione che il partito più votato della città rappresenti una minaccia per gli ebrei berlinesi, il salto è enorme.

Anche perché, dentro la CDU che oggi chiede di isolare la Linke, c’è una storia che merita di essere ricordata. L’attuale segretario generale del partito a Berlino, Lukas Krieger, compare in un video del 2005 in cui dice che la Germania deve “restare tedesca” e che bisogna combattere il “bolscevismo ebraico”. Nel filmato compare anche una svastica. Krieger si è scusato, definendo quelle parole il più grave errore della sua vita. La sua carriera è proseguita fino al Bundestag e alla segreteria del partito nella capitale. Per lui le scuse sono bastate; alla Linke viene chiesto conto dell’affidabilità dell’intero partito.

E neppure gli ebrei berlinesi parlano con una voce sola mostrando uno scontro che va avanti da anni.  Centocinquanta di loro, tra cui la scrittrice di Unorthodox Deborah Feldman, hanno firmato una lettera contro quello che definiscono un uso politico dell’accusa di antisemitismo. Sostengono un governo con SPD e Verdi anche per affrontare affitti e disuguaglianze: tensioni sociali che, scrivono, alimentano pure l’odio antiebraico.
La casa torna dunque al centro. Eralp promette di attuare il referendum del 2021, quando il 57,6 per cento dei votanti si espresse per trasferire alla proprietà collettiva gli alloggi dei grandi gruppi immobiliari. La proposta riguarda le società private con più di tremila appartamenti a Berlino: circa duecentomila abitazioni, per le quali è previsto un indennizzo. Quanto pagare e come finanziare l’operazione restano due nodi decisivi. Il referendum chiedeva al governo cittadino di preparare una legge, senza obbligarlo ad approvarla. Cinque anni dopo, quella legge ancora non c’è.

Friedrich Merz vuole impedire che arrivi. Il cancelliere intende infatti accelerare una norma federale che vieti ai Länder di socializzare i grandi patrimoni immobiliari, sostenendo che il progetto spaventi gli investitori. Una strada giuridicamente controversa, perché la socializzazione è prevista dalla Costituzione tedesca. E la pressione è anche politica: secondo la Bild, Merz ha chiesto alla SPD, sua alleata nel governo nazionale, di escludere “inequivocabilmente” un accordo con “questa Linke” a Berlino.

La CDU ha perso il primato nella capitale, ma Merz prova ancora a dettare le condizioni per il prossimo governo. Tocca ora a socialdemocratici e Verdi decidere se seguirlo o trattare con Eralp. E soprattutto se dare seguito a quella richiesta sulla casa che i berlinesi hanno approvato cinque anni fa e che la vittoria della Linke ha riportato sul tavolo.

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