Attacco ai magistrati, ambiguità in politica estera. Giorgia Meloni equilibrista nella conferenza stampa di fine anno sul rapporto con Donald Trump e l’Ucraina. Mentre sulla politica interna ha puntato sulla sicurezza, accusando le toghe di non fare abbastanza.
Gli articoli di Anna Bredice e Michele Migone.
Attacca i magistrati, si mostra nervosa e sulla difensiva quando le chiedono dei salari e delle pensioni, prende di mira il generale Vannacci per contraddirlo sui soldati a Kiev, così da rendere più malleabile e meno aggressivo Salvini sul fronte Ucraina, assicura poi grande collaborazione con Sergio Mattarella, anche se non sempre sono d’accordo, ammette. La penultima conferenza stampa di Giorgia Meloni è un passaggio importante più che altro perché rappresenta come sarà la Presidente del Consiglio nel suo ultimo anno e mezzo di governo: decisa ad arrivare alla fine della legislatura, contenta se dovesse tornare di nuovo a Palazzo Chigi, disinteressata alla poltrona del Quirinale, ma in realtà è ben allenata a mantenere il suo potere saldo e forte, anche nei confronti degli alleati di governo. L’appuntamento decisivo del referendum del 22 marzo, ormai la data sembra certa, è confermato dagli attacchi, ben due, nei confronti dei magistrati, sono loro più che la sinistra gli avversari ora, Giorgia Meloni promette che non si dimetterà se perde, ma sa che comunque il resto della legislatura dipenderà dal risultato del voto e così parte all’attacco. Sul tema della sicurezza, ad esempio, sarebbe colpa dei magistrati se ci sono assassini che si muovono in libertà, perché anche se fermati, poi vengono rimessi in libertà, così dice Giorgia Meloni che poi accusa l’Anm di dire il falso negli slogan che utilizza nella campagna referendaria contro la riforma. Si mostra sulla difensiva e nervosa quando difende i dati dell’occupazione e dei salari, li abbiamo aumentati, dice, erano fermi prima che arrivasse al governo, così come le pensioni, sono state ridotte le finestre per l’uscita dal lavoro invece di aumentarle, un racconto che non tiene conto delle liste di attesa nella sanità, delle povertà che aumentano dappertutto. Un quadro di un Paese che con lei esce dalla crisi, questa è la narrazione della Presidente del Consiglio in una lunga conferenza stampa nella quale ampio spazio è stato riservato alla politica estera, docile con Trump, soprattutto sulla Groenlandia, per l’Ucraina naviga sempre in equilibrio per non perdere l’accordo con Matteo Salvini, perché in Parlamento i voti della Lega servono, a cominciare dalla prossima settimana.
di Anna Bredice
Formalmente pro Europa, nella sostanza allineata con Donald Trump. Giorgia Meloni risponde alle domande sulla politica estera dell’Italia e, attraverso la consueta ambiguità, delinea una sempre maggiore vicinanza di Roma alla Casa Bianca del tycoon. Utilizza Sergio Mattarella come scudo. “Il governo segue le sue direttrici, Unione Europea e Nato – afferma – cerco le luci e non le ombre nel rapporto con gli alleati”, chiosa. Rivendica che così facendo difende gli interessi nazionali italiani. Ma, la sua ambiguità è palese quando si guardano ai fatti e alla differenza dei toni tra le sue dichiarazioni e quelle di alcuni leader europei. Ribadisce il sostegno all’Ucraina, ma la prima uscita è sulla Russia. “L’UE dovrebbe iniziare a parlare con Mosca”, scandisce. Parole in omaggio alla tenuta della sua maggioranza, Salvini ne è felice, ma soprattutto al dialogo tra Trump e Putin. Colpisce il fatto che vengano dette negli stessi minuti in cui Francia, Gran Bretagna e Germania diramano una nota per condannare il bombardamento russo su Leopoli con il missile ipersonico Oreshnik, visto dai tre governi come un messaggio di minaccia all’Europa. Sulla Groenlandia, Giorgia Meloni, dice di non credere a un’azione militare degli Stati Uniti. “E comunque non la condividerei” specifica. Sposa la tesi detta ieri sera dal vicepresidente USA J.D. Vance, secondo cui è una questione di sicurezza per l’Europa e la Nato, ma non dice nulla contro le fortissime pressioni che la Casa Bianca sta facendo per avere il controllo dell’Isola. “Non concordo su tante cose con Trump e glielo dico” rassicura, ma poi, guardando ai fatti, non si registra un passo formale e pubblico di critica del suo governo nei confronti della politica degli Stati Uniti. La conferenza stampa di oggi lo conferma. Poteva essere l’occasione per un distinguo, ma non lo è stata. Donald Trump vuole un’ Europa delle Nazioni governata dai partiti dell’estrema destra, l’ha anche scritto sul Documento di Sicurezza di Strategia Nazionale. Perché Giorgia Meloni dovrebbe prenderne le distanze?
di Michele Migone


